Il macabro mondo delle favole di Sparklehorse

Canzoni che sembrano uscite da qualche Paese fantastico e tenebroso, abitato da streghe e mostri, ma dove in qualche angolo nascosto vivono ancora principesse e fatine buone. È il mondo di Mark Linkous, in arte Sparklehorse. Dopo aver passato anni a fare lo spazzacamino e l’imbianchino, Linkous ha raccolto le sue idee e affiancato di volta in volta da altri musicisti, nella metà degli anni ’90, ha materializzato i suoi surreali sogni, che spesso finiscono per traslarsi in incubi. Un dolce malessere, dove non mancano sprazzi di luce vera.Le melodie suonano aggraziate, il country alternativo si fonde con il rock, ma c’è anche spazio l’elettronica e l’hard rock. La fantasia raccontata in musica, in una serie di album che sembrano quasi un libro illustrato. Quattro LP all’attivo, a cui hanno dato il loro contributo anche artisti di grande fama come Tom Waits, PJ Harvey e Nina Persson dei Cardigans.

 

 

di Lucia Conti

 

 

L’entrata in scena avviene nel 1995 con un album dal titolo impronunciabile: Vivadixiesubmarinetransmissionplot e una sorta di Penny Wise in copertina (il pagliaccio cattivo di IT). La sua strana genialità, la sua fantasiosa e a volte macabra mente prendono immediatamente forma e si manifestano con un disco chiaro e convincente. La porta di ingresso per questo strano mondo della fiabe è una lenta ballata Homecoming Queen, ed ecco subito apparire un cavallo (“Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo”), animale simbolo dei sogni di Linkous. Segue la marcia funebre di Weird Sisters. Non si tratta di “strane sorelle”; Weird sister è il nome con cui vengono chiamate le tre “streghe” del destino citate nel Macbeth di Shakespeare. Il testo è macabro (“I parassiti ti ameranno quando sarai morto…c’è una luna cattiva…urla tra i campi con i capelli che vanno a fuoco…c’è una luna cattiva che sorge”), ma la musica è quasi quieta, come se nel rituale pagano della morte si compisse un passaggio spirituale di purificazione.

 

L’album contiene anche episodi giocosi come Rainmaker e due ballate dolcissime, ma che rappresentano lo zenit e il nadir dell’amore. Saturday è innamorata e solare. È la bellezza delle cose semplici, dell’amore quando è così bello ed entusiasmante che basta un sorriso ad infondere vita (ascoltala qui, in versione live). Una canzone infantile, timida, ma sincera e tenera: “Andrei e tornerei dall’inferno per vedere sabato il tuo sorriso…Tu sei le stelle, sei un mare di aria. Io suonerei un pianoforte fatto con i denti di un cavallo per te…Mi piacerebbe poterti dire come mi sento, ma probabilmente lo terrò per me fino a sabato”.

Lo è altrettanto Heart of Darkness, ma qui Linkous torna a confondere, con una melodia cordiale contrapposta a delle liriche che diventano man mano violente e infernali (“Lei si alza nel fuoco e le fiamme continuano la loro danza sempre più alte. Satana riderebbe delle sue urla. Poi si sveglia dai suoi sogni”). Che sia solo un incubo da cui lei si sveglierà o sia il cuore nero di lui a generare quegli incubi, rimane un mistero. Ma la musica sembra suggerire che al risveglio si risolverà tutto (qui per ascoltarla). 

Siamo nel 1995. Ed è a questo periodo che risale una tragica esperienza nella vita del cantante: durante il tour promozionale dell’album, Linkous viene trovato in overdose di valium e antidepressivi, svenuto nella sua stanza d’albergo a Londra, con le gambe bloccate sotto il corpo per almeno quattordici ore. Questo causò un blocco del sangue lungo il corpo. Linkous venne ricoverato in ospedale, rischiò di perdere entrambe le gambe e subì numerosi interventi chirurgici e una lunga terapia.

 

Anche se molto del materiale contenuto nell’album successivo, Good Morning Spider (1999), era stato scritto prima dell’incidente, Linkous inserisce una traccia, St. Mary, dedicata alle infermiere dell’ospedale che lo avevano assistito. Al di là di questa curiosità, la novità più saliente del disco è l’uso dell'elettronica e suoni sintetici. Le liriche sono ancora stravaganti, sostanza di un dolore rannicchiato e quasi in stato di rilassato abbandono. Non mancano neanche qui, comunque, tracce con quel senso di rinascita e speranza strappate al dolore. Per certi versi, anzi, la musica si fa più allegra che nell’esperienza precedente. Per una Pig o una Chaos Of The Galaxy, che confinano con l’hardcore, c’è una giocosa Sick of goodbyes (qui) o una sognante ninna nanna come Sunshine (qui).

 

Nel 2001 è la volta di It's A Wonderful Life, album impreziosito dalla partecipazione di artisti come Tom Waits, PJ Harvey e Nina Persson. Ogni canzone appartiene ancora molto alla tradizione del rock melodico, ma gli arrangiamenti sono più selvaggi e originali rispetto ai lavori precedenti e buona prova di un nervosismo post moderno. Tra le tracce, da segnalare More Yellow Bird, Eyepennies e Piano Fire con PJ Harvey, che offre uno splendido contributo vocale, e la bizzarra Dog Door, un blues industriale graffiato dallo zampino di Tom Waits, a cui Linkous cede il passo nel canto (eccola).

 Eyepennies è una splendida e diradata ballata al pianoforte, accompagnata da una semplice e discreta chitarra e pochi tocchi di batteria. È malinconica ed intensa. Quando la voce di PJ Harvey arriva a farsi sentire, il pezzo diventa sublime e per un istante viene pervaso da uno slancio stupendamente sottolineato da poche note di piano (qui).

Piano Fire (ancora con Pj Harvey) è un pezzo pop-rock, condotto da chitarre vigorose, con distorsioni e uso del synth (qui).

Apple Bed, con Nina Persson dei Cardigans, è un altro bel pezzo, nostalgico e fanciullesco, abilmente impreziosito da un’altra bella voce femminile (eccola).

Arrangiamenti di archi raffinanti e sognanti per More Yellow Birds, dolce e malinconica ballata ma di ampio respiro, condotta da piccoli tocchi di batteria, su cui si adagia la chitarra e uno splendido violino. La voce spezzata di Linkous fa il resto e il risultato è emozionante (ascoltala qui).

 

Ad oggi, l’esperienza Sparklehorse è ferma al quarto album, Dreamt for light years in the belly of a mountain. Mark Linkous non abbandona le sue tristezze, ma le esprime in maniera più placata. Il disco si apre con una dolce e solare Don't Take My Sunshine Away (“Il tuo viso è come il sole che si immerge nell’oceano, è come guardare i fiori crescere in un istante. Tutti i baci che si fondono con me hanno illuminato i giorni e i vuoti”).

 

Non c’è in questo album il miglior Linkous.Manca la componente emozionale ed evocativa degli altri album, manca il fragore di un tempo. O meglio, se ne sentono gli accenni, lontani e discreti. Anche nella Morning Hollow in cui torna il contributo di Tom Waits al piano (qui). È un disco dal pop rilassante. Ma la conclusiva title track, anomala digressione ambient che fa tornare alla mente Brian Eno, lasciando un po’ tutto in sospeso...

 

http://www.myspace.com/sparklehorse

http://www.sparklehorse.com

Sito italiano http://www.sparklehorse.it/

 

 

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