Nada e Massimo Zamboni, evviva le sinergie!

Roma, Circolo degli Artisti, 2 aprile 2009


Lei è fantastica. Perché a 55 anni compiuti Nada ha la carica di una ragazzina, ruggisce come un leone, è matura e maliziosa allo stesso tempo. I seducenti ululati della chitarra del CCCP Massimo Zamboni, poi, son di quelli che è raro trovare tra le nuove leve di chitarristi. Insieme a loro, gli ex Ustmamò Luca Rossi (basso) e Simone Filippi (alla batteria, invece che alle consuete chitarre). Un concerto con la C maiuscola. Divertente e sanguigno, psichedelico ed erotico. La voce sporca e prepotente di Nada la fa da padrone, insieme alle sinuose linee che disegna con le sue braccia. La componente maschile impreziosisce ogni traccia con gli stilemi del rock, trovando in questa miscela una formula esplosiva che riconsegna al pubblico i fasti del passato e mostra, al contempo, due artisti in grado di reinventarsi e conquistare il giovane pubblico romano.

 

Data unica in Italia, quella del Circolo degli Artisti, promossa in occasione delle riprese del film documentario diretto da Costanza Quatriglio ed ispirato al libro di Nada Il mio cuore umano, pubblicato nel 2008.

Ma Zamboni e gli ex Ustmamò non erano certo lì per caso. La formazione aveva già portato in giro per il Paese un simile spettacolo qualche tempo fa (eccoli in una di quelle serate http://www.youtube.com/watch?v=YRAUB0yaAwg ). Esperienza dalla quale era nato anche un album live, L’Apertura, riproposto in questa occasione insieme a molte delle canzoni presenti sull’ultimo lavoro di Nada, Tutto l'amore che mi manca (prodotto da John Parish, musicista e produttore anche di PJ Harvey), altre tratte dal disco solista di Zamboni, Sorella sconfitta (a cui Nada ha collaborato), fino ai pezzi classici dei CCCP/CSI e della stessa cantante livornese. Il tutto rivisitato, quando ce ne è stato bisogno, in chiave assolutamente moderna e rock. Nada guadagna in arrangiamenti, i pezzi di Zamboni a loro volta guadagnano in fisicità.

 

La sala è stracolma, pubblico di ogni età ma prevalentemente giovane. L’umore è alto e si alza ancora, e poi di più, alla vista e all’ascolto di una prova splendida, che coinvolge e appassiona. Dispensa il potere abrasivo del rock, sia esso contenuto in canzoni più amare (Piangere o no, E ti aspettavo, Tutto quello che ho, Guardami negli occhi), sia e soprattutto in pezzi maschili come Miccia prende fuoco (da Sorella sconfitta di Zamboni), Fuochi nella note di San Giovanni (dei CSI) e l’esotica danza di And the radio plays (CCCP), a cui Nada aggiunge un tocco di energica femminilità, mentre il pubblico si accende al ricordo di una delle più grandi band che la musica italiana abbia mai avuto.

E poi i ritmi più pop di Senza un perché, Tu troverò e Grazie. Ma a lasciare a occhi spalancati è la psichedelica ed ipnotica litania Le mie madri, dove i fraseggi maledetti di Zamboni rendono ancora più catartico il lungo e tormentato urlo di Nada, poetessa maledetta, sciamana di un rituale infernale e insieme purificatore.

 

Quel che cattura e stupisce è come la coppia Nada-Zamboni marchi a fuoco le melodie e aggredisca le parole, e non solo nei brani più intellettuali, ma anche nelle tematiche più semplici di disfatte amorose. Perché Nada te li urla in faccia con una potenza che annulla ogni autocommiserazione, mentre Massimo Zamboni te le inietta dentro con i sottili sibili delle corde tese.

 

Aggressività ed erotismo si succedono nel bis, con Luna Piena e Chiedimi quello che vuoi. In oltre un’ora di concerto si tocca così quasi ogni formula espressiva che l’arte musicale conceda, ma manca ancora qualcosa… Nada esce un’ultima volta sul palco, da sola, e su una base pre-registrata saluta il caloroso pubblico romano con il retrò di Amore disperato, dal Festival di Sanremo del 1983, che fa sorridere e piacevolmente saltare un bel po’ indietro negli anni. È divertente rivederla oggi e pensare che questa seconda giovinezza di Nada ci piace molto di più della prima, soprattutto in quanto a look! http://www.youtube.com/watch?v=mgfPZ_O7z1c

 

(Lucia Conti)