Velvet Goldmine

Spalancate gli occhi e tendete gli orecchi. Trucco, lustrini, scandalo, ambiguità. E una scarica di musica targata T-Rex, Roxy Music, Steve Harley. “Anche se il film che state per vedere è pura finzione, andrebbe proiettato al massimo volume”. Un indizio semplice, ma preciso. Inciso nel primo fotogramma. Qualcuno avrà già ricordato la copertina di The Rise and fall Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, l’album che nel 1972 consacrò David Bowie re del glam.

di Lucia Conti

Regia: Todd Haynes
Anno:1998
Cast: Jonathan Rhys Meyers (Brian Slade), Ewan McGregor (Curt Wild), Christian Bale (Arthur Stuart), Toni Collette (Mandy Slade), Eddie Izzard (Jerry Divine)


"To be played at maximum volume" era infatti la frase incisa sul retro copertina di Ziggy Stardust. Ma attenzione, Velvet Goldmine non è un film su David Bowie. Lo è nella fisicità del protagonista Brian Slade (interpretato da Jonathan Rhys Meyers), nei suoi vestiti e nelle pose che potreste riconoscere sfogliando un vecchio album di fotografie di Bowie. Lo è nel suo raccontare come si costruisce una star, proprio come fece David Bowie a suo tempo. Ma la trama è poco più che un pretesto. Quel che si assapora è lo sfrenato desiderio di elogiare un genere, uno stile di vita, una pagina di storia della musica che è stata senza precedenti e senza un posteriori. Nulla è stato più glam rock dopo il glam rock.
E i segni di quell’epopea ci sono tutti. A partire dal nome del protagonista, che troppo ricorda Brian Eno e Ferry e gli Slade per poter essere solo una coincidenza. Continuando con la figura di Curt Wilde (interpretato da Ewan McGregor), che fa tornare alla mente Iggy Pop e il rapporto artistico ed ambiguo che ha caratterizzato la sua amicizia con David Bowie.

Era l’inizio degli anni Settanta e l’Inghilterra era il fulcro dell’ennesima rivoluzione giovanile: “Sembra che i giovani di oggi abbiano assunto una nuova tendenza rispetto alla cosiddetta liberazione sessuale dei cosidetti figli dei fiori. I capelli lunghi e le perline dell’amore hanno lasciato spazio al trucco con i lustrini, agli zatteroni e a un gusto tutto nuovo per il glamour, la nostalgia e l’esagerazione pura”, racconta il telegiornale in una delle prime scene del film.

Era l’epoca in cui si affacciava prepotente alla ribalta un certo tipo di musica, che offriva un’alternativa divertente, colorata e canticchiabile alle lunghe suite strumentali del rock progressive. Ma il glam non era solo musica. Era uno stile, un modo differente di esporsi. Abiti appariscenti, piume di pavone e pettinature stravaganti. Ma soprattutto un’esaltazione dell’immagine dell’uomo androgino, che esibiva con sfrontatezza rossetto ed ombretto.


Questa è storia. La finzione, invece, racconta la scalata al successo di Brian Slade, cantante che diventa l’idolo di tutti i ragazzini mentre la generazione dei genitori si preoccupa del dilagare prepotente della provocazione e dell’ immoralità. “Il segreto per essere una star, è sapersi comportare come una star”, è la lezione del suo produttore.
Brian Slade si costruisce un alter ego, Maxwell Demon, e inizia la salita fino all’Olimpo delle rock star. Durante un suo concerto viene ucciso da un colpo di pistola, ma l’omicidio viene poi dichiarato una messa in scena. Di Brian Slade, però, si perdono le tracce.
Dieci anni dopo al giovane giornalista Arthur Stuart (Christian Bale) - che da ragazzo aveva per Slade una morbosa ammirazione - viene affidata un’indagine sul leggendario assassinio, per scoprire che fine ha fatto Brian Slade. “Perché io?”, chiede Arthur. “Voglio te perché te lo ricordi bene”, risponde il capo redattore. Per Arthur sarà l’occasione per tirare fuori i ricordi e qualche scheletro sepolto. E per capire le ragioni dell’ascesa e della caduta di una stella.

Da adesso in poi quel che conta è la musica. Il film ci riporta all'epopea del glam-rock attraverso una sfilata di trentacinque canzoni che hanno segnato quell’epoca.
Una colonna sonora che è la vera e propria sceneggiatura del film, abilmente assemblata da Michael Stipe, leader dei REM e produttore della pellicola, e riproposta nelle sue versioni originali o attraverso l’interpretazione di cantanti contemporanei (da Thom Yorke ai Placebo) e l’improvvisazione canora di Jonathan Rhys Meyers e Ewan McGregor, perfettamente a loro agio nei panni delle rock star.

Per l’occasione furono create due “finte” band formate da artisti veri: i Venus in Furs (Thom Yorke e Jonny Greenwood dei Radiohead, David Gray, Bernard Butler dei Suede e Andy Mackay dei Roxy Music) e i Wild Ratttz (Ron Asheton degli Stooges, Thurston Moore e Steve Shelley dei Sonic Youth, Mike Watt dei Minutemen, Don Fleming dei Gumball e Mark Arm dei Mudhoney).

Nel film non c'è traccia della musica di Bowie (che non ha concesso i diritti sull’utilizzo delle sue canzoni), ma Haynes e Stipe tirano fuori dal cilindro altri protagonisti dell’epoca glam: T-Rex, Roxy Music, Steve Harley e Brian Eno, solo per citarne alcuni. Il disco della colonna sonora contiene in realtà solo 19 tracce, ma non sono che una minima parte di quell’esplosiva miscela che bombarda gli orecchi dello spettatore.


Apre le danze Needle in the Camel's Eye, di Brian Eno, che sfodera le chitarre taglienti di Phil Manzanera (Roxy Music) e accompagna la corsa per le strade londinesi di un gruppo di ragazzini con gli zatteroni e le spillette conficcate sui colli delle giacche. La sensazione è già quella di un evento collettivo, di un qualcosa che non sarà la storia di una persona, ma che sarà un “evento di massa”, come si addice a una vera rock star.

The Ballad of Maxwell Demon è un vero e proprio videoclip interno al film, cantato da Jonathan Rhys Meyers sulla pellicola ma registrato dagli Shudder to think per l’album della colonna sonora (vedi il video).
Due minuti che racchiudono tutta la stravaganza spaziale e barocca del glam rock, provocatoria e ironica allo stesso tempo. Un videoclip che per l’originalità delle immagini ci augureremmo di vedere sugli schermi di Mtv, per dare nuovo lustro a un strumento di comunicazione musicale che potrebbe giocare su alti livelli di arte e creatività, e che invece viene troppo spesso proposto con incuria tecnica. La canzone è un tipico esempio glam, in bilico tra gioco e serietà, tra pop e rock, con sferzate chitarristiche su un letto di coretti eterei e di una melodia orecchiabile.

Animalesche le performance di Ewan McGregor nel rock brado di TV Eye e Gimme Danger di Iggy Pop e gli Stooges.

Erotico il rock violento di Baby’s on Fire, con cui il film si rivela in tutta la sua scandalosità sessuale e Jonathan Rhys-Meyers si esibisce in un amplesso orale con la chitarra elettrica di Ewan McGregor, mentre le corde stridono feroci e deragliano, si ribellano alle percussioni che fino a poco prima avevano trattenuto il brano su un binario (vedi il video).

E ancora, Satellite of Love di Lou Reed, Coz I Luv You degli Slade, 20th Century Boy dei T-Rex, Make Me Smile (Come Up and See Me) di Steve Harley, The Fat Lady of Limbourg di Brian Eno, a costruire quello che è un totale affresco glam. Un inno a una schiera di artisti che oggi vengono ricordati troppo poco.

Ma la vera sorpresa del film sono i Venus in Furs, che riprendono e riarrangiano pezzi dei Roxy Music (LadyTron, Bitter-Sweet, 2HB) con la voce Thom Yorke. Il leader dei Radiohead accende tonalità mai sentite nella sua voce, abbandonando il falsetto che l’ha reso celebre e dimostrando di essere uno straordinario cantante, in grado dare vita a una diversità di sfumature a servizio della musica.

Velvet Goldmine non sarà ricordato per la sua levatura cinematografica. Ma Haynes sa fare il suo lavoro. Ha una mente visionaria e un gusto per l’eccesso. Colori e costumi sono la cornice ideale per la musica che, con o senza film, merita di essere ascoltata. Perché più che una colonna sonora, è un vero e proprio album in cui il glam rock rivive con forza e devozione. Con evidente nostalgia per un’epoca che non c’è più e per un modo di vivere la musica che non esiste più.

C'è una scena, in Velvet Goldmine, che risveglierà i ricordi e le emozioni di alcuni di voi.
Il giornalista Arthur Stuart, ormai adulto, ricorda i suoi vent'anni. Quando tornava a casa nascondendo sotto la giacca un 33 giri, si barricava nella sua cameretta e apriva lentamente quell’oggetto di culto. Poi il disco scivola fuori dal cartone, finiva sul giradischi e la puntina veniva fatta cadere con un’attenzione da chirurgo. Un suono gracchiante e poi la musica. Dietro questo semplice gesto Todd Haynes mette in scena tutta la passione di un fan per la musica. E tutto il rituale dell’ascolto di un vinile. Con i cd non sarà più lo stesso.



Velvet Goldmine - Track Listing

Needle in the Camel's Eye
(di Brian Eno e Phil Manzanera)
eseguita da Brian Eno

Hot One
(di Nathan Larson e Shudder to Think)
eseguita dagli Shudder to Think

2HB
(di Bryan Ferry)
eseguida dai Venus in Furs

20th Century Boy
(di Marc Bolan)
eseguita dai Placebo

T.V. Eye
(di David Alexander, Scott Asheton, Ron Asheton e Iggy Pop)
eseguita dai The Wylde Ratttz

The Ballad of Maxwell Demon
(di Craig Wedren & Shudder to Think)
eseguita dagli Shudder to Think

The Whole Shebang
(di Grant Lee Phillips)
eseguita di Grant Lee Buffalo

Ladytron
(di Bryan Ferry)
eseguita dai Venus In Furs

We Are the Boys
(di Jarvis Cocker, Nick Banks, Candida Doyle, Steve Mackey, Mark Webber)
eseguita dai Pulp

Cosmic Dancer
(di Marc Bolan)
eseguita dai T. Rex

Virginia Plain
(di Bryan Ferry)
eseguita dai Roxy Music

Personality Crisis
(di David Johansen & Johnny Thunders)
eseguita dai Teenage Fanclub e Donna Matthews

Satellite of Love
(di Lou Reed)
eseguita da Lou Reed

Diamond Meadows
(di Marc Bolan)
eseguita dai T. Rex

Bitter’s End
(di Bryan Ferry)
eseguita da Paul Kimble

Baby’s On Fire
(di Brian Eno)
eseguita dai The Venus In Furs

Bitter Sweet
(di Andy Mackay e Bryan Ferry)
eseguita dai Venus In Furs

Tumbling Down
(di Steve Harley)
Performed by The Venus in Furs

Make Me Smile (Come Up and See Me)
(di Steve Harley)
eseguita da Steve Harley


Altre tracce nel film

People Rockin’ People
Nathan Larson

Avenging Annie
Andy Pratt

Coz I Luv You
Slade

The Fat Lady of Limbourg
Brian Eno

A Little of What You Fancy Does You Good!
Lindsay Kemp

Do You Want to Touch Me (Oh, Yeah!)
Gary Glitter

Band of Gold
Freda Payne

Sebastian
Steve Harley

Get in the Groove
The Mighty Hannibal

My Unclean
Ron Asheton and Mark Arm

Dead Finks Don't Talk
Brian Eno

Gimme Danger
Iggy Pop and James Williamson