Joe Strummer - Il futuro non è scritto

Joe Strummer: punk, cantante, autore, comunicatore, combattente. In 120 minuti di interviste e immagini di archivio, Il futuro non è scritto dipinge il ritratto del leader dei Clash, morto di arresto cardiaco il 22 dicembre del 2002, a soli 50 anni. Ma più che i fatti biografici, conta la storia. L’irrequieta Inghilterra degli anni ’80, dove tra contestazione sociale, disoccupazione, conservatorismo politico e nichilismo giovanile si consumò l’ascesa e il declino dei Clash. E insieme, i sogni e le frustrazioni di Joe Strummer. Un uomo che voleva scuotere la coscienza dei giovani, e che per farlo ha usato la musica. Perché “Il futuro non è scritto”. Scriverlo spetta a noi.
Che siate fan dei Clash o no, alla fine non potrete che volergli bene. Perché non sempre è stato all’altezza del ruolo che aveva deciso di ricoprire. Non sempre si è comportato nel modo giusto. Ma per 50 anni è rimasto coerente al suo impegno. Sicuro che, se ci si dà una mossa, il mondo può diventare un posto migliore.

di Lucia Conti

Regia: Julien Temple
Anno: 2007
Cast: Joe Strummer (immagini di archivio), Mick Jones, Topper Headon, Terry Chimes , Bernie Rhodes, Bono Vox, Martin Scorsese, Steve Buscemi, John Cusack, Johnny Depp, Anthony Kiedis et al.


A tessere le maglie della pellicola è Julien Temple, amico di Strummer (seppur a fasi alterne) e già regista de La grande truffa del rock’n’roll e Oscenità e furore sui Sex Pistols. Suo anche l’occhio dietro Absolute Beginners e numerosi videoclip di David Bowie, Neil Young e i Depeche Mode tra gli altri.


Il titolo del documentario riprende una frase incisa sul piccolo libro disegnato nel retro copertina di Combact Rock, quinto album dei Clash.

La vita di John Graham Mellor, in arte Joe Strummer (cioè “strimpellatore”) è messa in scena attraverso un mosaico di video d’epoca, materiale di archivio, vignette e cartoon, testimonianze di amici e artisti raccolti intorno a un falò: da Mick Jones, a Topper Headon e Terry Chimes (componenti dei Clash, insieme a Paul Simonon, che però non compare nel documentario), passando per Bono Vox degli U2 e Flea e Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers. Ma la voce più importante di tutta la pellicola è quella di Joe Strummer stesso, che si racconta ai microfoni della trasmissione radiofonica che conduceva per la BBC sul finire degli anni ’90, London Calling (dal titolo della sua più famosa canzone). Una scelta vincente, perché il recupero di quelle registrazioni innesca l’illusione della vita. Come se fosse qui, ora, a raccontarci la sua visione del mondo.

Il montaggio è dinamico e puntale. Non annoia mai, grazie al passaggio continuo tra fotografie e live, interviste, disegni e filmati metaforici o da cinegiornale. Attraverso la varietà dei linguaggi visivi, Temple aggiunge fascino e valore a ogni momento. Quando si parla delle origini del padre, ci conduce in India. Quando racconta i dissapori all’interno della band o la contestazione politica, le vignette e i cartoon aggiungono ironia e significato alle vicende, come nel caso delle immagini riprese da La Fattoria degli Animali. E poi c’è la notte e il fuoco. La poesia e il ricordo raccontato intorno a uno di quei falò che Joe Strummer amava tanto, come rituale di comunione, dialogo e purificazione.

Il futuro non è scritto è anche una compilation intima e variegata. C’è il suo repertorio e i brani scelti per la BBC. Una cinquantina di tracce in tutto, anche se l’album della colonna sonora ne contiene solo venti. Da White Riot e I’m So Bored with the U.S.A degli anni ruggenti dei Clash, all’ultima esperienza con i Mescaleros. Ma anche quelle canzoni che avevano segnato Londra negli anni precedenti, come Arnold Layne dei Pink Floyd, o che formarono la cultura musicale di Strummer, come Elvis Presley con Crawfish, Woody Guthrie con Ain’t Got No Home in This World Anymore, Bob Dylan con Corinna Corinna, Tim Hardin Black Sheep Boy e l’incantevole To Love Somebody dei Bee Gees cantata da Nina Simone. Non poteva mancare il reggae di Bob Marley e il punk dei Ramones e dei Sex Pistols.

Il risultato è un monumento a Joe Strummer, ma non artificiale. La sua figura è credibile perché il lato ironico è raccontato insieme a quello più orgoglioso. Il carattere riflessivo accanto allo stile di vita randagio. I pregi di comunicatore, accanto agli errori compiuti per portare avanti un progetto, costi quel che costi. La sintesi, però, è quella di un uomo sincero. Che si è tenuto distante dallo star system per stare in mezzo alla gente, raccontando quel che accadeva nelle strade e cercando di costruire un mondo migliore.

I Clash generarono una grande scossa nella realtà sociale e politica dell’Inghilterra negli anni ’80, tra l’arrivo della Thatcher, la disoccupazione, il punk e i conflitti internazionali. Anni pieni di malessere, contraddizioni e fallimenti.

La band nasce poco dopo i Sex Pistols, ma non sarà una tipica formazione punk. Il loro approccio alla musica è più melodico e contaminato, in particolare dal reggae. Anche i loro testi sono diversi. Non c’è quel nichilismo autolesionista che caratterizzò i Pistols. Non c’è rabbia dissacratoria, ma allarme e un richiamo a una presa di coscienza individuale e collettiva.

Il punk era la religione di fondo, ma la musica era lo strumento per parlare ai popoli, anche con linguaggi diversi. Joe Strummer è sempre stato affascinato da tutti i generi, soprattutto quelli che provenivano da lontano e conosciuti attraverso i viaggi. Era alla ricerca di un linguaggio universale con cui lottare contro le ingiustizie. Ma non si trattava di un'incitazione alla violenza. La violenza dei testi serviva a scuotere le mente.

White Riot, brano di apertura del documentario, dice proprio questo: “Rivolta bianca, mi voglio ribellare. I neri hanno un sacco di problemi, ma non esitano a lanciare mattoni. I bianchi vanno a scuola, dove ti insegnano come diventare importante. Stanno tutti facendo ciò che chi han detto di fare. (…). Tutto il potere è nella mani di persone ricche abbastanza per comprarlo. Stanno tutti facendo ciò che gli hanno detto di fare (…) Stai salendo di grado o stai prendendo ordini? Stai andando indietro o stai andando avanti?”.

E a cinquant’anni, ai microfoni della BBC, ripeteva ancora: “La gente può cambiare qualsiasi cosa se vuole. E intendo qualsiasi al mondo. La gente corre, segue i suoi piccoli binari. Io sono uno di loro. Ma dobbiamo smettere di seguire i nostri miseri binari. La gente lì fuori si fa male a vicenda perché è stata disumanizzata. È ora di riportare al centro l’umanità e di seguirla per un po’. L’avidità non porta da nessuna parte. Senza gli altri siamo niente. Questo è quello che penso”.

Un ideale in cui credeva e che ha cercato di diffondere con convinzione, per 50 anni. Una battaglia che ha avuto pochi altri esempi nella storia della musica, ma che in molti continuano ad ammirare. Lo dicono Bono Vox, Flea e Anthony Kiedis. Lo dice Martin Scorsese, che ai Clash voleva affidare la colonna sonora di Toro Scatenato. Lo dicono Johnny Depp e Matt Dillon, che li ascoltavano alla radio e ai loro concerti. Questo all’interno del documentario. Ma al di fuori della pellicola, lo dimostra anche l’appassionato tributo che il 24 febbraio 2003 – due mesi dopo la sua morte – Bruce Springsteen, Elvis Costello, Dave Grohl, Steven Vand Zandt, Pete Thomas e Tony Kanal misero in scena sul palco dei Grammy Awards, cantando con vigore London Calling, mentre sui maxi schermi si susseguivano le immagini di Joe Strummer. Vale la pena vederlo: http://www.youtube.com/watch?v=JNbMsOzGTDE


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Sito italiano dedicato ai Clash



Il futuro non è scritto - Track Listings

01. White Riot (the Clash)
02. Rock the Casbah (Racid Taha)
03. Crawfish (Elvis Presley)
04. Black Sheep Boy (Tim Hardin)
05. Kick Out the Jams (MC5)
06. Keys to Your Heart (The 101'ers)
07. I’m So Bored With the U.S.A. (The Clash)
08. Natty Rebel (U-Roy)
09. Armagideon Time (The Clash)
10. Nervous Breakdown (Eddie Cochran)
11. (In the) Pouring Rain (Clash II)
12. Filibustero (Joe Strummer)
13. Martha Cecilia (Andres Landeros)
14. Minuet (Ernest Ranglin)
15. Trash City (Latino Rockabilly War)
16. Rangers Command (Woody Guthrie)
17. Corrina, Corrina (Bob Dylan)
18. Johnny Appleseed (Joe Strummer)
19. To Love Somebody (Nina Simone)
20. Willesden To Cricklewood (Joe Strummer & the Mescaleros)