Io non sono qui

Non una biografia di Bob Dylan, ma un puzzle dei suoi mille volti: “Poeta. Profeta. Fuorilegge. Imbroglione. Star di elettricità”. Messo insieme dalla mente visionaria di Todd Haynes, regista inglese con il debole per i film sulla musica e capace di creare pellicole di grande fascino visivo e sonoro. A dare il volto a Bob Dylan non è un attore, bensì sei. Sei volti per un uomo solo. Un uomo che si è mostrato al pubblico e che ha cambiato la musica folk. Che con le sue canzoni ha portato avanti le grandi battaglie di una generazione che lo ha amato e seguito, ma poi l’ha accusato di tradimento. Un istrione che si è preso gioco dei giornalisti con risposte assurde. Un artista che è stato tra la gente, eppure se ne è tenuto distante. Vi abbiamo confuso? Beh, vi abbiamo preparato a Io non sono qui. Perché raccontare la storia di Dylan non è impresa da poco. Anche Haynes, in un certo senso, via ha rinunciato. Ha rinunciato a seguirne la linea biografica, scegliendo quella poetica e sonora, attraverso un mosaico di episodi costruiti come una canzone, cioè seguendo le percezioni più che i fatti. Unico elemento costante è la colonna sonora, che ripercorre l’intera carriera del cantautore usandola come sottofondo o mettendola in bocca agli attori come parte della recitazione o momenti in playback, come nella bellissima Ballad of a Thin Man, che vede Cate Blanchett offrire, con la sua fisicità femminile, la migliore interpretazione di Dylan sullo schermo.

Regia: Todd Haynes
Anno: 2007
Cast: Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, David Cross, Julianne Moore


Il titolo del film rimanda a un brano ispirato a una poesia di Arthur Rimbaud, che Bob Dylan incise nei Basement Tapes Sessions di Woodstock nel 1967, ma che non fu mai registrato per un album.

La trama è impossibile da raccontare perché, come detto, la pellicola si dipana ad episodi più simbolici ed evocativi che biografici o logici. Una serie di clip su sei personaggi diversi, ognuno dei quali, a suo modo, rappresenta un lato del più grande cantante folk degli anni ‘60. L’intero film è però disseminato riferimenti alla vita di Dylan, così come spesso le parole pronunciate dai diversi attori che lo rappresentano (come nella lista di Consigli a Geraldine per il suo eterogeneo compleanno recitati da Ben Whishaw: 1) Mai fidarsi di uno sbirro con l’impermeabile. 2) Mai fidarsi dell’entusiasmo e dell’amore, sono temporanei e facili a fluttuare. 3) Quando ti chiedono se ti importa dei problemi del mondo guarda profondamente negli occhi chi te lo chiede. Non te lo chiederà più un’altra volta. 4 e 5) Non dare mai il tuo vero nome, e se ti viene detto di guardare te stesso. 6) Mai fare o dire qualcosa che la persona che sta davanti a te non può capire. 7) Mai creare niente. Verrà male interpretato. Ti incatenerà e ti seguirà per il resto della vita. Non cambierà mai).

Tuttavia, molti sottili indizi sfuggiranno agli spettatore che già non conoscano la vita di Dylan. Per gli altri sarà più come assistere a un enorme videoclip che non a un film dedicato a un’icona della musica.
Facile, comunque, rivedere in Julianne Moore l’immagine di Joan Beaz, in Michelle Williams la Edie Sedgwick della Factory di Andy Wahrol (e amante di Dylan) e in Charlotte Gainsbourg la moglie paziente e compagna dei cambiamenti importanti, come fu Sara Lownds per il vero Dylan.

Tutto intorno c'è l’America degli anni ’60: il Vietnam, le pantere nere, i presidenti e Martin Luther King. Scorgiamo le icone artistiche di quel decennio, come i Beatles (dipinti come macchiette infantili che si rotolano su un prato inglese), i Rolling Stones ("cover band che spacca") e Allen Ginsberg (in una scena strampalata in cui chiedono a Cristo di scendere dalla croce).

Tra i volti di Dylan, quello di Cate Blanchett è il più somigliante e realistico. È la rockstar elettrica, imbronciata e scontrosa, in conflitto con il pubblico e la stampa. (clicca qui per vedere la clip di Cate Blanchett che interpreta Dylan durante una conferenza stampa, purtroppo in lingua originare, e qui per vedere alcuni episodi con i giornalisti del vero Dylan, in un video tratto dal documentario No Direction Home di Martin Scorsese e sottotitolato in italiano).

O eccola pronunciare le stesse parole che Dylan affermò in un’intervista a Playboy, nel 1966 (qui il testo dell’intervista, dal sito italiano dedicato a Bob Dylan).

Molto più complicato rivedere Dylan negli altri personaggi.
Marcus Carl Franklin è un ragazzino nero che salta su un carro merci con la sua chitarra in spalla, che si fa chiamare Woody Guthrie (come il cantautore folk che ha molto influenzato Dylan) e che, proprio come fece Dylan, arriva nel New Jersey per far visita a Guthrie nell’ospedale in cui è ricoverato.
Ben Whishaw è Arthur Rimbaud, omonimo del poeta che tanto ispirò Dylan e che, rivolto a un intervistatore fuori camp - come sotto processo -, risponde a domande sulla sua arte utilizzando le parole seminate negli anni nelle opere del cantautore.

Christian Bale è Jack/John Rollins, il noto folksinger che all’improvviso ha una svolta religiosa. Heath Ledger è Robbie Clark, popolare attore del cinema che vive un matrimonio che si sta pian piano spegnendo.
Richard Gere è Billy (non più The Kid) ed evoca la fase western dell’opera di Dylan, nonché il suo allontanamento dalla costante luce dei riflettori, pur rimanendo una voce importante, come lo è Billy per la comunità della città fantasma in cui vive.

Alla fine, però, Haynes lascia che sia la musica a raccontare. La colonna sonora è immensa (raccolta in un doppio album), ma scelta delle canzoni non è scontata. Mancano alcune delle tracce più famose, come Blowing in the Wind o Hurricane. Like a Rolling Stone è usata solo per i titoli di coda. Ma il doppio cd della colonna sonora esalta la carriera di Dylan dalla fase più folk a quella più rock. I brani portano tutti la sua firma, anche se riarrangiati da artisti di tutte le generazioni: da quelli che hanno fatto parte dei celeberrimi anni ‘60 (come Tom Verlaine dei Television) ad altri più recenti (come Eddie Vedder dei Pearl Jam). Soltanto la I’m Not There che chiude la colonna sonora è stata registrata dallo stesso Dylan (ma nel film le canzoni originali sono più numerose).
I brani non sono mai stravolti, anche se alcuni arrangiamenti smussano le sonorità folk verso armonie più delicate.

Come per il film Velvet Goldmine, Todd Haynes crea una band ad hoc e gli affida la tessitura della colonna sonora: i Million Dollar Bashers, formata da Lee Ranaldo e Steve Shelley dei Sonic Youth, da Nels Cline dei Wilco, da Tom Verlaine, da Tony Garnier, da Smokey Hormel e da John Medeski.

Perla del film, per fusione tra immagini e musica, è senza dubbio Ballad of a Thin Man (eseguita da Stephen Malkmus & The Million Dollar Bashers, qui nelle sequenze del film), che diviene insulto a Mr. Jones, giornalista della BBC: “Cammini nella stanza, con la tua matita in mano. Vedi qualcuno nudo e dici: “Chi è quell'uomo?”. Ci provi duramente ma proprio non capisci quello che dirai quando tornerai a casa. Perché lo sai che qui sta succedendo qualcosa. Ma non sai cos’è, non è vero mister Jones?”

Con i suoi punti di forza e i suoi punti deboli, Io non sono qui resta comunque un film affascinante. 135 minuti che hanno ricevuto anche la benedizione del vero Bob Dylan, che non partecipa al film, ma appare in pochi secondi finali, in un assolo con l’armonica alla bocca, i suoi occhi di ghiaccio e il suo sguardo imbronciato.


I’m Not There – Track Listining

01. All Along the Watchtower - Eddie Vedder & The Million Dollar Bashers
02. I'm Not There - Sonic Youth
03. Goin' To Acapulco - Jim James & Calexico
04. Tombstone Blues - Richie Havens
05. Ballad Of a Thin Man - Stephen Malkmus & The Million Dollar Bashers
06. Stuck Inside Of Mobile With the Memphis Blues Again - Cat Power
07. Pressing On - John Doe
08. Fourth Time Around - Yo La Tango
09. Dark Eyes - Iron & Wine & Calexico
10. Highway 61 Revisited - Karen O & the Million Dollar Bashers
11. One More Cup Of Coffee - Roger McGuinn & Calexico
12. The Lonesome Death Of Hattie Carroll - Mason Jennings
13. Billy - Los Lobos
14. Simple Twist Of Fate - Jeff Tweedy
15. Man In the Long Black Coat - Mark Lanegan
16. Senor (Tales Of Yankee Power) - Willie Nelson & Calexico
17. As I Went Out One Morning - Mira Billotte
18. Can't Leave Her Behind - Stephen Malkmus & The Million Dollar Bashers
19. Ring Them Bells - Sufjan Stevens
20. Just Like a Woman - Charlotte Gainsbourg & Calexico
21. Mama, You've Been On My Mind- Jack Johnson
22. A Fraction Of Last Thoughts On Woody Guthrie - Jack Johnson
23. I Wanna Be Your Lover - Yo La Tango
24. You Ain't Goin' Nowhere - Glen Hansard & Marketa Irglova
25. Can You Please Crawl Out Your Window? - The Hold Steady
26. Just Like Tom Thumb's Blues - Ramblin' Jack Elliott
27. The Wicked Messenger - The Black Keys
28. Cold Irons Bound - Tom Verlaine & the Millions Dollar Bashers
29. The Times They Are a Changin' - Mason Jennings
30. Maggie's Farm - Stephen Malkmus & The Million Dollar Bashers
31. When the Ship Comes In - Marcus Carl Franklin
32. Moonshiner - Bob Forrest
33. I Dreamed I Saw St. Augustine - John Doe
34. Knockin' On Heaven's Door - Antony & The Johnsons
35. I'm Not There - Bob Dylan with The Band