Control - La vita di Ian Curtis dei Joy Division

Il profilo di un ragazzo accovacciato a terra. Sguardo basso e poche parole: "Esistenza... che importa? Io esisto nel modo migliore che posso. Il passato ora fa parte del mio futuro. Il presente è fuori controllo". Inizia così Control, il film dedicato a Ian Curtis, il cantante dei Joy Division morto suicida nel 1980, a soli 23 anni. Una morte legata alle sofferenze per una malattia che lo perseguitava, l’epilessia. Al fallimento di un matrimonio deciso troppo presto. A una vita che spaventava. Una vita in cui non sempre è facile evitare di ferire chi si ama.

di Lucia Conti

Regia: Anton Corbjin
Anno: 2007
Cast: Sam Riley (Ian Curtis), Samantha Morton (Debbie Curtis), Alexandra Maria Lara (Annik Honoré), Joe Anderson (Peter Hook), Harry Treadaway / Stephen Morris) e James Anthony Pearson (Bernard Sumner)


I Joy Division nascono a Macclesfield (in Inghilterra) sul finire degli anni ‘70. Nella loro breve carriera segnarono la scena musicale inglese, sulla scia del punk che pochi anni prima aveva invaso prepotentemente il Regno. Una canzone, in particolare, renderà Ian Curtis immortale: Love Will Tear Us Apart (L'amore ci ridurrà a pezzi). Frase che la moglie Deborah decise di far incidere sulla lapide di Ian.

Control (titolo tratto da una canzone dei Joy Division,  She’s Lost Control) segna il debutto alla regia di Anton Corbijn, fotografo noto al mondo della musica e autore, tra l’altro, dei primi scatti promozionali dei Joy Division. Vedere Control è un po’ come sfogliare un album di vecchie foto.

La sceneggiatura è stata tratta da Touching from a Distance, la biografia di Ian scritta dalla moglie Deborah (produttrice esecutiva del film assieme a Tony Wilson, produttore dei Joy Division).

Il risultato è un'amara ma dolce fotografia di momenti vissuti. Passati. Resi intensi attraverso l’uso di un affascinante bianco e nero e un montaggio essenziale, lontano dall’enfasi, dalla ricerca di trovate ad effetto. Un montaggio che privilegia i primi piani e le riprese statiche, come si addice a un fotografo, ma anche come si addice a un film che, senza l’ambizione di trovare risposte, scava nell’animo di un uomo.

Corbijn non calca mai la mano. Non lo fa cinematograficamente e non lo fa intellettualmente. Control non è l’elogio a una trasgressiva icona del rock. Sembra piuttosto il tentativo di tenere vivo il ricordo di una persona amata. E di cercare di farla capire al pubblico. Tuttavia, la discrezione con cui Corbijn ha deciso di raccontare la storia, non permette un coinvolgimento emotivo totale da parte dello spettatore. Si percepisce che il film è girato con amore e si prova compassione per questo ragazzo tormentato. La scena del suicidio è drammatica e toccante. Eppure, scenderanno meno lacrime di quanto ci si sarebbe aspettati.

Si apprezza però la delicatezza del racconto e la sua onestà a non appesantirlo di drammaticità né di idolatria. Ian viene mostrato nella sua semplicità di adolescente con un sogno, quello di fare musica, ma che troppo presto deve farei conti con una vita da adulto.

Era giovane. Desiderava emulare i suoi idoli, come David Bowie e Iggy Pop. Desiderava diventare un musicista a tutti gli effetti. Un lavoro fantastico, una moglie fantastica, una figlia fantastica. Ma in poco tempo, quello che era un sogno rivela l’altra faccia: carriera e famiglia significano responsabilità. La malattia significa incertezza. E lui non era pronto per tutto questo.

Le paure e le emozioni che Ian racconta con la sua musica sono le stesse che lo stavano consumando velocemente. Inizia a trascurare i suoi doveri di marito e padre e trova la sua via di fuga nella relazione con una giornalista e nella scalata al successo dei Joy Division. Ma la tensione e la fatica, così come i sensi di colpa, sono come una malattia che si aggiunge all’epilessia. Troppe cose erano fuori controllo.

Di musica ce ne è. Ed è musica di qualità. Ma Control non è un film musicale né sui Joy Division. E' un film personale. È un film su un uomo.

In mezzo ci sono le passioni per il glam rock e il punk. Le esibizioni on stage dei Joy Division. Gli sfottò alla band "rivale", i Buzzcocks. L’ammirazione per altri artisti, come evidenziato dall’utilizzo di tracce quali What Goes On dei Velvet Underground, Sister Midnight di Iggy Pop, Drive In Saturday di David Bowie, 2HB dei Roxy Music.

Ma sono due le scene in cui la musica si rivela in tutta la sua forza espressiva. Nella nervosa ricerca di Debbie di indizi sull’amante del marito e la scoperta un numero di telefono sulla copertina dell’Lp Join Hands dei Siouxsie and the Banshees. Un atto di rabbia e dolore sovrastato dalle musica e dalle parole di Love Will Tears Us Apart: Quando l'abitudine colpisce forte e il desiderio è al minimo, e il risentimento è al massimo da non far crescere le emozioni. Noi cambiamo i nostri percorsi prendendo strade differenti, a quel punto l'amore, l'amore ci farà a pezzi di nuovo. Perchè la stanza da letto è così fredda, mentre rimango lontano dal tuo lato. È la mia sincronizzazione che è difettosa, il nostro rispetto così arido.

Toccante, drammatica, secca la scena del suicidio. Il volto di Ian. Il silenzio. Uno stacco di macchina da presa. Tutto nero. Un rumore. La morte non si vede, ma la si intuisce e trafigge. Sulle note di Atmosphere si chiude la storia di Ian. Le urla di sua moglie, il dolore degli amici, un senso di vuoto incolmabile. E il fumo nero di una ciminiera che sale al cielo, in silence, don’t walk away.



Control - Track Listing

01. Exit - Bernard Sumner,
02. What Goes On - Lou Reed
03. Shadowplay - Curtis, Ian
04. Boredom - Howard Devoto
05. Dead Souls - Joy Division
06. She Was Naked - Robert Jan Stips
07. Sister Midnight - Iggy Pop
08. Love Will Tear Us Apart - Joy Division
09. Hypnosis - Bernard Sumner
10. Drive In Saturday - David Bowie
11. Evidently Chickentown - John Cooper Clarke
12. 2HB - Bryan Ferry
13. Transmission - Joe Anderson
14. Autobahn - Ralf Hütter
15. Atmosphere - Joy Division
16. Warszawa - David Bowie
17. Get Out - Bernard Sumner