Surf-Music: siete certi di conoscerla?

La maggior parte delle persone la identifica con i Beach Boys. Altri la collegano a colonne sonore di film come Un Mercoledì da Leoni, Point Break o Pulp Fiction. Ma incontrando Lorenzo Valdambrini, fondatore di Surfer Joe Music, associazione che riunisce le band italiane di questo genere, scopriamo che l’essenza della surf music non è poi così nota e che gli equivoci, al contrario, sono numerosi. Scopriamo, ad esempio, che i Beach Boys non hanno mai veramente suonato surf music. Sembra strano, vero? “I Beach Boys fanno parte di una sorta di sottogenere. Sono stati la prima ‘boy band’ della storia ed il primo gruppo pop, ma la surf music non ha nulla a che fare con la voce. La surf music è strumentale e basta”. E allora facciamoci spiegare da Lorenzo cosa è la surf music in un articolo scritto di suo pugno. Nell’intervista, poi, gli chiediamo di raccontarci l’esperienza italiana di Surfer Joe.

 

 

www.surferjoemusic.com

 

In principio era il Jazz... eh si, un inizio di articolo strano visto che stiamo per parlare di rock ‘n’ roll. Ma cosa è che non deriva dal Jazz in realtà? Solo che qualcuno, ad un certo punto, decise di fare di più con quegli strumenti o meglio di cambiare impostazione. Ed tra tante cose che ne uscirono fuori ci fu anche il rock ‘n’ roll.

Questo tipo di avvenimenti, di nuove tendenze musicali sono quasi sempre legati a quello che ci sta intorno, al mischiarsi di sensazioni e di vibrazioni ed indicano uno stato sociale e culturale spesso ben definito. Pensate quindi alla California di metà anni ‘50, si trattava della più prospera regione del mondo, migliaia di nuovi immigrati, di fabbriche, nuovo lavoro e mutamenti culturali erano alla base di un benessere generale, almeno superficiale, che si faceva sentire tra i giovani di allora, tra quei teenagers che vedevano il surf come la novità del momento, uno sport che permetteva di stare all’aria aperta, di fare amicizia, di vivere la spiaggia e la propria spensieratezza nel migliore dei modi. Il surf era uno sballo, le automobili da brivido, le ragazze iniziavano a lasciare da parte le loro inibizioni: cosa c’era di meglio?

La musica surf nacque “per caso” in questo contesto, dai giovani e per i giovani, dai surfers per i surfers, sotto l’influenza di uno degli artisti più anomali della musica moderna, Dick Dale, il quale fu uno dei primi a mettere “violenza” nella chitarra, ma non “violenza” detto con cattiveria o ribellione, quanto con aggressività, energia, potenza, forza...caratteristiche comuni al mondo delle onde giganti e dei surfers che nella zona di Orange County, bassa California, formavano tribù, con un proprio linguaggio ed un proprio modo di fare. E fu proprio uno di loro che un giorno, avvicinandosi a Paul Johnson dopo un concerto disse “dovreste chiamarla surf music!”.Dick Dale in una recente foto

Paul Johnson, come Dick Dale, Eddie Bertrand, i Ventures, e molti altri, già dalla fine degli anni ‘50 videro nella musica strumentale uno sfogo ed un modo di essere: c’era forza sì, ma anche melodia, armonia, precisione. Il sound veniva da dentro, non si usavano effetti sugli strumenti, ma si imponeva un modo di suonare. Il famoso riverbero Fender e l’effetto “goccia” vennero dopo e rifinirono il tutto, ma il surf va ben oltre questo.

Dal mio punto di vista queste sono le tappe fondamentali: Dick Dale rappresenta il sound, la grinta, l’evoluzione nell’uso della chitarra come strumento “rumoroso”, “loud” rende bene l’idea; i Belairs con Paul Johnson sono un nuovo tipo di band e un nuovo modo di vedere la musica strumentale; i Ventures rappresentano la precisione, la tecnica, il surf beat (nonostante che il legame tra Ventures e surf music sia durato molto poco).

Da qui in poi centinaia di band hanno trovato spazio nella musica surf e si sono espresse in molti modi diversi. Tra le mie favorite per motivi diversi tra loro ci sono i Centurians, i Lively Ones, i Surfaris, i Chantays, i Pyramids per poi arrivare a Trashmen e Astronauts, due esempi di come la surf music non fosse limitata alla California e - per questi ultimi - una dimostrazione che si doveva suonare surf per fare successo in quegli anni! Infatti gli Astronauts, letteralmente una bar-band dal Colorado, dovettero imparare a suonare la musica surf con tanto di chitarre Jaguar, Jazzmaster e unità riverbero Fender per firmare con la RCA... ma impararono così bene che per molti sono rimasti l’emblema del surf sound all’apice del suo successo.

 

Analizziamo cosa sono il surf sound e una surf band

Una surf band, intesa come big band, ce l’aveva solo Dick Dale. Tre chitarre, pianoforte, batteria, sezione fiati... c’è di tutto dentro Misirlou e Let's Go Trippin'! Ma la formazione classica è quasi sempre composta da batteria, basso, due chitarre ed un sax, nella migliore delle ipotesi, suonato con dinamismo e talvolta struggente (vedi Surf Rider nella versione dei Lively Ones, o Comanche dei Centurians).

La batteria è basata su due o tre ritmiche di base, composte di solito da un doppio colpo sul rullante e l'uso massiccio del ride.

La chitarra invece può assumere molti aspetti diversi e può essere forte e decisa o assolutamente melodica, dipende dal brano, dipende dalla mano cha suona, dipende dalla tendenza generale del gruppo. Una cosa è certa: non è la chitarra sola a fare un brano surf, ma è l'insieme delle sonorità della band che determina se si sta suonando musica surf o no. È difficile da spiegare, bisogna sentirlo e capirlo.

Ed il surf sound? Si, diciamo che si può anche suonare la musica surf con ogni chitarra... ma se bisogna fare le cose per bene, bisogna usare Fender. Le chitarre per la musica surf sono da sempre Stratocaster, Jaguar, Jazzmaster e Mustang, a parte alcune eccezioni da notare come le Mosrite o le recenti DiPinto. Ed in linea di massima bisogna procurarsi una unità riverbeto G615 Fender, unico modo per ottenere il vero effetto Dwell... Ma è inutile dilungarsi, se si inizia a parlare di Fender e surf music non si finisce più. Un sola nota: il marchio Fender, per come ne conosciamo il classico suono “pulito” e il tono caratteristico, è più legato alla musica surf di quanto non lo sia al rock e pop moderni.

Dick Dale fu uno dei primissimi a sperimentare la Stratocaster nel '54, a spiegarne il funzionamento a personaggi come Jimi Hendrix e Beach Boys (che a detta di Dick frequentavano i suoi concerti e facevano... “domande”) ed a mostrare al Sig. Leo Fender quali amplificatori erano buoni e quali no.

 

E le voci dove le mettiamo? Perché quando si parla di California si pensa ai Beach Boys?

La storia dei Beach Boys è lunga e complessa, la storia del perché furono per qualche tempo una surf band è lunga e complessa, ma, nonostante che io personalmente reputi i Beach Boys una delle più alte espressioni della musica moderna, dico anche che non sono da inserire completamente nel mondo della surf music. Idem per Jan & Dean, antecedenti ai BB, ma per alcuni aspetti più geniali e innovativi, per quello che concerne la “musica da spiaggia”.

La surf music è legata a sensazioni e ad uno stile di vita, non a testi di canzoni.  È un po’ come leggere un libro e vedere il film...il libro ti fa immaginare cosa c’è dietro, il film ti “spiattella” in video l’interpretazione del regista. Con questo non dico che “Surfin' USA” non sia un pezzo di surf music, ma bisogna interpretarlo come tale, bisogna capirne il senso. Ecco perché preferisco fare più propriamente distinzione tra surf music e “beach” music, o California music, come qualcuno la chiama.

Ma ogni cosa bella ha una fine e nel 1965 circa quello che era oro iniziò a non luccicare più tanto. Dick Dale lasciò le scene non senza crisi depressiva, le grandi bands seguirono altre strade (Ventures, Beach Boys), e la gente iniziò a guardare ad est verso la Gran Bretagna, affascinata dal fenomeno Beatles & Co. E che fenomeno! Un'altra storia, che certamente non conosco nei dettagli comunque. Ma dico solamente che i Beatles arrivarono dal posto giusto al momento giusto, e che l'America di inizio anni '60 era ancora troppo lontana dall'Europa perché si potesse comprendere a fondo. Ecco perché il pre-1965 noi Italiani lo abbiamo conosciuto commercialmente poco, ma la surf music ci è arrivata da altre fonti e pressoché TUTTI i classici del genere sono stati ripresi in versione strumentale o cantata dalle nostre belle band di beat italiano. “Sognando la California”, cantavano i Dik Dik, quando la gente non sapeva neanche dove fosse la California, figuriamoci sapere cosa fosse il surf nel lontano 1962.

Si arriva al '79 circa quando John Blair e contemporaneamente il buon vecchio Paul Johnson decidono di ridare vita a quella che un tempo si chiamava surf music, fondando Jon & The Nightrider e i Packards. Si puntava a re-interpretare in chiave più moderna i vecchi successi. La cosiddetta “second wave” fu più un revival che altro e vide nascere anche band che sono arrivate fino ad oggi, dagli Insect Surfers ai Surfin' Lungs. Io credo che per dare nuova carica e stimolo a tutto il movimento (se un movimento c’è mai stato...) bisogna arrivare all'inizio degli anni '90, quando nuove bands iniziarono a prender forma producendo nuova musica surf originale. Siamo alla “third wave” e la consacrazione arriva di nuovo dalla California, da Hollywood, e sotto forma di film, Pulp Fiction, la cui colonna sonora risveglia l'interesse di tutto il mondo verso il surf sound.

È inutile che qualcuno dica che così non è: Pulp Fiction è stato fondamentale per la condizione attuale della surf music mondiale, una comunità finalmente forte, sicura e piena di nuove band, viva di nuove produzioni discografiche ogni anno! La diffusione di internet ha permesso inoltre di scambiarsi informazioni, quelle che erano mancate nel '62, finché oggi associazioni tra cui Surfer Joe Music, Surf Guitar 101, Reverb Brazil, North East Surf Music Alliance e altre promuovono e creano interesse intorno al genere.

Insomma, il racconto sarebbe lungo e molto dettagliato. Ci sono mille sfumature e particolari interessanti... ma si hanno anche visioni differenti. Molti gruppi usano ed hanno usato la surf music come inizio, poi dicono di essersi “evoluti”, come se la surf music fosse roba da ragazzini... questo mi fa ridere per molti aspetti e so che almeno con me questo non succederà. Anzi, più ne scopro la storia, più mi affascina e sento il desiderio di tenere in vita lo spirito di questa musica per come è, senza contaminazioni.

Una lettura da farsi è la Storia della Musica Surf di John Blair (quarta edizione pubblicata quest'anno) e poi se volete dei suggerimenti su dei dischi... andate su Amazon, cercate "surf music" e preparatevi a spendere tanti soldi, perché troverete un sacco di materiale!

 (Lorenzo Valdambrini)

 

Intervista a Lorenzo Valdambrini, fondatore di Surfer Joe Music

di Lucia Conti

L’avventura della Surfer Joe inizia nel 2002, con la creazione del sito web www.surferjoemusic.com a cui aderiscono presto tutte le band italiane legate a questo genere. Un punto di riferimento, un luogo per condividere esperienze e anche una vetrina, per pubblicizzare – gratuitamente - l’attività concertistica e discografica a livello mondiale. 

Il sito web riscuote da subito un gran successo, con visitatori da tutto il mondo. Cresce ben presto il numero delle rubriche e delle possibilità di interazione tra i visitatori e lo staff di SurferJoe, attraverso il message boards e il forum di discussione. Cresce la sicurezza nel progetto. Crescono gli eventi.

la locandina del Summer Festival 2009 Nell’inverno 2003 viene organizzato un Winter Tour delle band italiane di SurferJoe, con serate in tutta Italia e allestimenti e dj set a tema. A luglio dello stesso anno è la volta del primo Surfer Joe Summer Festival sulla spiaggia di Marina di Massa (Lucca), manifestazione che vede in due giorni, su un palco all’aperto, 14 band italiane e 3 internazionali provenienti da Stati Uniti ed Europa. Un successo a cui partecipano circa 3.000 presenze. Vi sono sponsors e aziende del settore surf e un buon numero di stand espositivi con dischi, memorabilia e merchandise vario.

Il richiamo è forte e l’entusiasmo cresce ancora. Nell’estate 2003, prima e dopo il festival, vengono organizzati altri concerti di taglio più piccolo, chiamati Surfin’ Sundays, che si svolgono la domenica pomeriggio sulla spiaggia e dove si esibiscono uno o due gruppi per volta.

Durante il 2003/2004 SurferJoe partecipa ad altre manifestazioni e collabora con agenzie di booking per organizzare concerti ed eventi, tra cui il primo concerto nella storia dei Beach Boys in Italia, svoltosi a Milano, e quello di Dick Dale, di cui SurferJoe è stato promotore unico.

Sono solo alcune delle tappe di un’avventura che continua con entusiasmo e successo. Il prossimo, grande appuntamento è quello del Summer Festival 2009, arrivato alla quarta edizione, che si svolgerà il 24, 25 e 26 luglio al locale Calafuria, di Livorno, a picco su una scogliera, aperto alla vasta e travolgente bellezza del mare.

 

Ciao Lorenzo, anzitutto grazie per il tuo contributo e per la tua disponibilità. Raccontaci la vostra esperienza. Cosa è che vi ha spinto a dare vita a questo grande progetto? Quali sono gli obiettivi che vi proponete?

Sono sostanzialmente un fan di musica surf. E per di più un cosiddetto “purista”, non legato a troppe contaminazioni del genere. Mi piace la musica surf delle origini, il sound californiano degli anni ‘60, la forza delle chitarre ma anche la spensieratezza che trasuda da questa musica alle sue origini.

È questo spirito che mi spinse ad aprire il sito e questa attività, non senza difficoltà, in primis un certo scetticismo da parte di altri organizzatori che non vedevano con una cosa interessante mettere insieme tutte le surf bands italiane del tempo.

Ho incontrato amici – molti – ed alcuni “nemici” (se così li vogliamo chiamare) ma credo di essere stato sempre rispettoso verso tutte le band a cui ho dato la precedenza assoluta in ogni evento.

Lo scopo di Surfer Joe Music? Semplicemente diffondere la conoscenza di questo genere facendo ascoltare la musica. A quasi tutti piace molto la musica surf, solo che ne hanno ascoltata sempre poca e spesso male, senza capirla. Non che ci sia molto da capire, non sono formule matematiche, ma solo uno stile di vita, un modo di interpretare la musica strumentale. Anche la parola “strumentale” è stata spesso d’impiccio in Italia, perché la nostra cultura musicale è legata a testi di canzoni.

Si tira avanti cercando di fare del nostro meglio e fortunatamente, ai festival, la gente risponde bene ed il pubblico è bello, fatto di gente bella che viene non per fare confusione o protestare, ma solo per ascoltare buona musica e divertirsi. E questa è la nostra più grande soddisfazione.

Sono inoltre contento che dallo scorso anno mio fratello Luca si sia aggiunto al team, nella direzione del marketing italiano. Io vivo e lavoro all’estero e talvolta e’ difficile da solo poter gestire il tutto, mentre Luca svolge un lavoro fondamentale, mantenendo molti contatti con la realtà locale. Ormai siamo diventati un “family business”…

 

Non vi spaventava l’idea di dar vita a qualcosa dall’impostazione così grande come Surfer Joe Music, trattandosi di uno dei nodi di una rete mondiale? Che rapporti avete con le organizzazioni degli altri Paesi? Un'immagine dal Summer Festival 2008

Parlare di “organizzazione” è troppo, quando ci si riferisce alla surf music. Attualmente Surfer Joe è forse l’unica vera “organizzazione”, nel senso che siamo più organizzati degli altri, ma altri hanno una comunità web molto più forte. Un esempio è SurfGuitar101.com, un forum di discussione seguitissimo ed un punto di ritrovo ormai. Ma anche SurfMusic-Forum.com, dei nostri amici tedeschi, con cui stiamo collaborando per rafforzare la comunità online in Europa.

Surfer Joe è più forte negli eventi, riusciamo a lavorare con sponsors e i gruppi vogliono venire a suonare da noi. È il nostro orgoglio.

Noi siamo più di tutto aperti alle collaborazioni, in quanto, essendo la musica surf un prodotto di estrema “nicchia”, è necessario lavorare insieme per crearsi i propri spazi e darsi visibilità. Spesso non ci sono soldi di mezzo, siamo noi stessi fans di questa musica e ci piace organizzare i concerti per andarli a vedere. Va mantenuto un entusiasmo forte alla base di tutto, o questo genere farebbe presto a sparire.

 

Quanto è ampia la comunità “surf music” italiana? Perché oggi, nonostante internet e la possibilità di conoscere tutta la musica mondiale, non c’è una forte corrente surf music in Italia, che eppure avrebbe le condizioni meteo-geologiche per diventare un culto tra i giovani?

Sfortunatamente da noi la surf music non è mai stata legata allo sport del surf. La gente si chiede anzi perché si chiami surf music. In effetti in fine anni ‘50 e inizio ‘60 questo genere era la musica dei surfisti, ma lo restò per poco tempo. Quindi non ci sono condizioni meteo-geologiche che tengano.

C’è una comunità ridotta ma forte, come in tutto il mondo e siamo stati i primi a farla conoscere. Mi ricordo all’inizio di Surfer Joe dall’America non avevano mai saputo che in Italia ci fossero surf band. Ok, i Cosmonauti fecero un tour negli USA, ma da lì a dire che in Italia c’era una realtà di surf music…

In Italia godiamo di molti buoni ascoltatori di musica e si ha una conoscenza approfondita di molti generi. Senza niente togliere agli altri popoli, la nostra cultura musicale è ampia, dal beat, al rock ‘n’ roll, al jazz, alla musica folk. Molta gente è sempre stata a conoscenza del surf, ma non lo ha mai ascoltato a dovere. Del resto non tutti possono essere interessati fino in fondo a capire un genere musicale. Però non amo i “tuttologhi”. Io conosco il surf, e parlo di questo. Non ho una buona conoscenza di altre cose.

 

Dacci qualche anteprima sul Surfer Joe Summer Festival. Quali band parteciperanno?

È stato recentemente messo in linea il sito del festival all’indirizzo www.surferjoemusic.com/festival. Abbiamo ricevuto molti buoni commenti sulla lineup dell’evento e credo che sarà un buon successo. Ci sono delle bands che qualcuno aspettava da tempo, come i Los Coronas, e per la prima volta in Italia Pollo del Mar e Madeira dagli USA. Il resto sono band fortissime, esplosive. Molte di quelle con lunga esperienza di live come i Kilaueas, Twang Marvels, i Pipelines – che si riuniranno per l’evento dopo 2 anni - , i Bradipos IV e così via.

L’area espositiva è rafforzata e ci sono nuovi espositori oltre a quelli dello scorso anno che hanno rinnovato la partecipazione. Inoltre ci sarà una maggiore affluenza di vespisti, stiamo organizzando un raduno all’evento in collaborazione con il Vespa Club di Livorno.

Ah dimenticavo, l’ingresso è come sempre LIBERO, rimaniamo veramente uno dei pochi eventi a ingresso libero!

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Commenti: 4
  • #1

    elav (giovedì, 21 aprile 2011 16:41)

    troppo lungo!!!!!!!!!!!

  • #2

    Vineet (giovedì, 19 luglio 2012 17:35)

    Great info, thx

  • #3

    Centrifugal Juicer (martedì, 16 aprile 2013 17:06)

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  • #4

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