Non avete un'etichetta? Fate da voi!

Come si diventa un musicista? Creando musica, ovviamente. Ma non basta. Occorre registrare gli album, mixarli, masterizzarli e poi confezionarli, distribuirli e venderli. Se la prima fase di questo processo è ormai alla portata di tutti, grazie alle tecnologie che permettono di registrare un album anche chiusi nella propria cameretta, la seconda fase sembra impossibile da realizzare senza un’etichetta disposta ad investire denaro per promuovere e distribuire l’artista. Eppure, un modo ci sarebbe… Quale? Cerchiamo di scoprirlo con Gianluca Bernardo ed Emanuele Martorelli, musicisti e rappresentanti del Fronte popolare per la musica libera (Fpml), un coordinamento di artisti con sede in Roma creato per proporre un’alternativa alle etichette e ai vincoli imposti dal copyright. Copyleft, cooperativismo, file sharing e distribuzione in circuiti alternativi. Queste le parole chiave del Fpml.


Fronte popolare per la musica libera www.fpml.it

Free Hardware Foundation  www.fhf.it

Rein sito, sito ufficiale  www.rein99.it  e myspace   www.myspace.com/rein1999

Emanuele Martorelli, myspace    www.myspace.com/emanuelemartorelli

Razmataz, sito ufficiale  www.razmataz.it

 Qui la sintesi delle origini e le attività del Fplm

 

di Lucia Conti

Salve ragazzi. Anzitutto grazie per aver accettato di parlare con noi. Cosa è il Fronte popolare per la musica libera?

Gianluca:È un coordinamento di musicisti, o meglio, un laboratorio dove sono nate, si sono sviluppate e hanno trovato applicazione una serie di idee che, coordinate tra loro, formano un impianto alternativo per produrre musica. L’obiettivo è di ri-bilanciare il rapporto tra arte e mercato, e permettere ai musicisti di realizzare e distribuire le loro opere senza bisogno di un contratto discografico.

L’Fpml nasce nel 2004, su iniziativa di tre ventenni che, un giorno, riflettevano su come l’eccessiva iniezione di mercato nella musica avesse portato alla mercificazione dell’arte, al punto da rendere il processo di creazione musicale prettamente funzionale alla creazione di denaro. La musica è stata ridotta a poco più di un jingle pubblicitario.

Una commistione brutale che, all’atto pratico, ha impedito alla realtà artistica più viva e innovativa – quella che si spacca la schiena sugli strumenti – di comunicare con il resto del Paese. Stiamo parlando di musica, ma si tratta di una crisi che ha investito tutte le arti. E non è solo una questione economica, è sociale e culturale.

La musica merita attenzione, perché è arte, non merce. Un’arte che ha diffuso enormi valori, che è stata la voce di generazioni intere, che ha raccontato la storia, sollevato questioni sociali e regalato emozioni incommensurabili. Ha riempito le vite di tante persone, che alle canzoni hanno legato ricordi, emozioni, profumi, colori, pezzi della propria vita.

Partendo da queste considerazioni, abbiamo creato un laboratorio in cui ognuno mette a disposizione degli altri le proprie competenze. La sinergia di tutti questi saperi, armonizzati con gli strumenti dell’equo-sostenibilità e del software libero, offrono all’artista tutto l’occorrente per realizzare i suoi progetti. Svolgiamo in pratica il lavoro che svolgerebbe un’etichetta. Ma in un sistema che crediamo possa dare nuovo vigore alla musica.

 

Fronte popolare per la musica libera. Il nome che avete scelto ha una forte impronta politica. Perché?

Gianluca: Non l’abbiamo scelto con l’intenzione di dare al Fpml una connotazione politica. Il Fpml non è allineato né a Destra né a Sinistra, e non è legato ad alcun partito. Il suo significato è storico. Deriva dai Fronti popolari creati in Europa intorno al 1935 per contrastare l’avanzata fascista. Erano dei movimenti che chiamavano le democrazie  occidentali ad allearsi e far convergere le forze per costruire un fronte che fosse talmente vasto e solido da fermare il pericolo incombente. È al concetto di frontismo che ci ispiriamo, all’impegno di far convergere forze da realtà diverse e muoverle in maniera coordinata nei confronti di un progetto.

Emanuele:Occorre poi distinguere il “fare politica” dall’“appartentenza politica”. L’Fpml non è schierato con un partito politico, però fa politica, nel senso ampio del termine. L’album doppio Liberalarte3, pubblicato dal Fpml per diffondere il suo messaggio, è stato prodotto con una licenza copyleft, venduto a 5 euro e reso gratuitamente scaricabile online. Questo è senza dubbio un gesto politico. Politica intesa come movimento per la promozione della cultura.

Gianluca: E non dimentichiamo che quella sulla discografia è una legge. Per cambiarla occorre il Parlamento. In questo senso, siamo costretti a fare un discorso politico. Parliamo di economia, di mercato, di sistema, di diritti e libertà civili. Ma lo facciamo solo in qualità di musicisti attivisti. Stiamo solo rivendicando i nostri diritti.

 

Quali sono i vostri diritti?

Gianluca:il diritto d’autore, anzitutto. Oggi l’ente che dovrebbe tutelare il diritto d’autore è la Siae, ma di fatto se ne appropria, impedendo all’artista di utilizzare la sua opera. Un sistema rigido che ci lega le mani.

Emanuele: Con il Fpml abbiamo trovato le forze per far conoscere la nostra musica senza dover ricorrere al sistema discografico classico che, per le ragioni dette prima, ha smesso di essere un punto di riferimento per i musicisti che propongono una musica diversa da quella che comunemente si trova nella hit parade italiana. Ci siamo quindi sostituiti alle case discografiche, e lo facciamo attraverso le licenze copyleft e il software libero, unite a forme di distribuzione alternative ai megastore.

 

Cosa sono le licenze copyleft?

Gianluca:Sono licenze, come il copyright. Ma più flessibili. Permettono agli autori di un’opera di ingegno - come una canzone - di utilizzare la loro opera come meglio credono, in qualità di autori e quindi di detentori di questo diritto.

Fpml, logoMi spiego: quasi la totalità della musica oggi è protetta con il copyright, che in Italia è gestito in esclusiva dalla Siae. Il problema è che una volta depositata una canzone alla Siae, devi sottostare a una serie di vincoli. Il risultato è che senza un editore che investa soldi per pubblicarla, la tua musica resta chiusa negli archivi Siae e sconosciuta al mondo. La pubblicazione standard, infatti, ha costi talmente alti che nessun giovane artista è in grado di coprirli da solo. Ma la Siae non permette altra strada che quella standard del copyright. Se anche decidessi di farla ascoltare gratuitamente (è la mia canzone! È il mio diritto d’autore!), te lo impedisce. Perché per “difenderti”, ne vieta la diffusione gratuita, nonostante sia tu ad autorizzarlo. Non puoi neanche prestarla gratuitamente per beneficienza, perché l’organizzazione di beneficienza sarebbe comunque costretta a pagare alla Siae i diritti di utilizzo. Affidando alla Siae il tuo diritto d’autore, in pratica tu perdi il diritto! Arrivando a situazioni davvero paradossali.

Con il copyleft sei tu, autore, a decidere come utilizzare la tua opera. Puoi farla ascoltare a chi vuoi e anche farla scaricare gratuitamente da internet, se preferisci. Il tutto senza perdere la paternità dell’opera. Il copyleft altro non fa che rimettere pienamente nelle mani dell’artista il diritto d’autore e rimettere nella vita delle persone pezzi di Paese che altrimenti muoiono, perché tagliati fuori dal cono di luce del mainstream.

 

E Internet che ruolo svolge?

Gianluca:La Rete dà la possibilità di superare i limiti territoriali. Senza qualcuno che distribuisce gli album e organizza i tour, sarebbe difficile far sentire la tua musica in tutta Italia. Fino a dieci anni era praticamente impossibile. Tramite internet, invece, puoi trovare informazioni sui locali e gli organizzatori di eventi di tutta Italia. Puoi contattarli e organizzare un concerto, realizzare un progetto e trovare collaboratori. C’è di più. Attraverso internet puoi entrare in contatto con le persone, far ascoltare la tua musica a un pubblico.

Il segreto sta nel tessere la tela. Questo è il punto. L’Italia è un arcipelago e solo le Major hanno le navi per spostarsi. Il copyleft è un ponte. La Rete è lo strumento per costruire questi ponti e collegare tutte queste isole felici, che insieme si rafforzano. Roma con Milano, con Messina, con Firenze e così via… Il rischio grosso, oggi, è quello di rimanere confinato nella propria isoletta.

Il fatto di non avere un’etichetta, inoltre, ci permette di essere artisti liberi. La nostra musica riflette esattamente quello che siamo. E voglio sottolineare che non avere un’etichetta non è svilente e non significa essere artisti di serie B. Anche i Radiohead e gli Oasis, solo per citarne alcuni, hanno lasciato le loro etichette per prodursi in maniera indipendente.

Emanuele:Grazie al taglio degli intermediari (case discografiche, distribuzione, promozione ecc.), il nostro sistema permette inoltre di dare una risposta a uno dei problemi più sentiti dalle persone: il prezzo alto dei cd. Più piccolo è il numero dei soggetti che si frappongono tra artista e pubblico, meno costoso è il processo. E un processo meno costoso permette di abbassare i prezzi.

 

Quali sono i vantaggi, se la musica la fate scaricare gratuitamente e i cd costano poco?

Gianluca:I vantaggi sono che facciamo concerti in tutta Italia, le radio ci trasmettono, le persone ci scaricano, ci apprezzano, vengono ai nostri concerti e comprano i nostri cd a 5 euro. È un calcolo piuttosto facile: mi conviene vendere 1.000 cd a 5 euro o non venderne neanche uno, perché nessuno sa che esisto? 

Siamo convinti che liberare la musica convenga più che proteggerla. Anche farla scaricare gratis è una strategia promozionale. La filosofia è “La musica te la regalo, il supporto te lo vendo”. E sembra funzionare, almeno per la mia esperienza con i Rein. L’obiettivo di vivere di musica è ancora lontano. Ma la strada sembra essere giusta.

Oltre la Rete, dobbiamo ringraziare le radio copyleft sparse in Italia, che ci trasmettono e supportano. Da lì alle esibizioni dal vivo il passo è breve. Così come è breve il passo dal “mi piace quel che sento gratis” a “spendo volentieri 5-10 euro per avere il cd originale”.

Certo, c’è anche chi scarica le canzoni e poi non compra il cd. Ma viene ai concerti. E anche avere una sala piena di persone lì per ascoltarti e sentirle cantare le tue canzoni è un bel modo di essere ripagati. Chi se ne importa se l’hanno scaricata gratis! Sarebbe comunque di gente a cui, altrimenti, non sarei arrivato mai.

L’auspicio, comunque, è che le persone riscoprano la passione per l’arte e la voglia di supportarla, anche acquistando gli album. Io sono ottimista. Occorre però far riscoprire il valore della musica e del processo creativo che c’è dietro. In questo senso, credo anche che gli artisti dovrebbero recuperare il contatto con le persone e farsi portavoce dell’arte, nel suo significato più profondo.

Emanuele:Occorre spostare l’attenzione dalla discografia standard al circuito underground. In fondo, è quello che ha fatto anche Bob Dylan al Greenwich Village. È stato in mezzo alla gente, ne ha percepito i bisogni e ha parlato alle persone. Che lo hanno ascoltato. Il sistema attuale non rende poveri solo i musicisti. Sta impoverendo le persone. Culturalmente e socialmente.

 

Quali sono le difficoltà nel prodursi da soli?

Emanuele:la produzione è piuttosto semplice. La tecnologia ti permette di fare tutto senza ricorrere ai grandi studi di registrazione. Al Fronte abbiamo tutte le competenze che servono per produrre un album di qualità, sia a livello musicale che grafico. Il problema è quando gli album sono stampati e devi venderli.

Gianluca: Stiamo sperimentando un sistema di distribuzione alternativo, basato, ancora una volta, sul cooperativismo e il basso costo. L’idea è quella di coordinare una rete di punti vendita “etici” e “solidali” diffusi in tutta Italia. In pratica, i lavori realizzati con il Fplm verranno venduti a prezzi bassissimi ai rivenditori di questo circuito, anche in piccola quantità. Ogni commerciante, ad esempio, acquisterà 20 album, che poi li rivenderà nel suo negozio a un prezzo maggiore ma sempre contenuto. Se 100 rivenditori acquistano 20 album, l’artista avrà da subito venduto 2.000 copie. Guadagni che non dovrà dividere con nessun produttore o promoter. La distribuzione sarà affiancata dalla promozione sulla Rete, indicando i negozi in cui è possibile acquistare il cd. I singoli artisti, poi, continueranno a comportarsi essi stessi come punti vendita, sia tramite il servizio di posta che nei locali dove si esibiscono.

In questo modo tutto il peso della distribuzione di migliaia di copie, insostenibile per un solo artista, sarà ripartito tra centinaia di piccole realtà. E si dimostrerà che è possibile proporre musica a prezzi bassi.

 

Ma tutto quello che fate è legale?

Gianluca:Certo, ma a una condizione. Per usare le licenze con alcuni diritti riservati, e quindi prevedere la condivisione gratuita, per fini non commerciali o anche per scopo di lucro, delle proprie opere, occorre rinunciare all’iscrizione alla Siae, che al momento riconosce solo diritto d'autore tradizionale (full copyright). È quindi utile ricordare che l’iscrizione alla Siae non è in nessun modo obbligatoria e spiegare che per chi non è iscritto a collecting society, consentire la copia e la condivisione delle opere di cui si è autori è assolutamente legale.

Le licenze libere (come la Gnu/Gpl e la Gnu/Gfdl) e le licenze con alcuni diritti riservati (come le Creative Commons) nascono negli Stati Uniti e sono state introdotte in Italia da diverse comunità di utenti di internet (Free Software Foundation, Assoli, Comunità Creative Commons Italia), che le hanno tradotte e adattate alla nostra legislazione, cioè alla legge 633/41 sul diritto d'autore. È la 633 che stabilisce diritti e vincoli del diritto d'autore. Ed è questa legge che deve essere rispettata. La Siae è solo un servizio, di cui l’artista può fare a meno.

La confusione che c’è al momento dipende dal fatto che queste licenze sono relativamente nuove e non sono ancora state riconosciute ufficialmente nelle leggi e, soprattutto, nel regolamento Siae. Fortunatamente sembra si stia aprendo uno spiraglio. Ma allo stato attuale, questo causa alcuni corto circuiti. Ad esempio, la Siae ha poteri ispettivi di delega statale sull’utilizzo della musica. Dal momento che per la Siae ogni circolazione dell’opera è protetta dal “full copyright”, può accadere che sia contestata un’opera diffusa con licenza che consente alcuni diritti. Sono questioni che potrebbero essere facilmente risolte aggiornando la legge e introducendo al suo interno le nuove licenze.

Emanuele:Peraltro, tutte le nostre opere hanno il bollino Siae sulla confezione, proprio perché la legge lo impone, anche ai non iscritti. In verità, recenti sentenze italiane - tra cui quelle della Corte di Cassazione - hanno dichiarato illegittimo l’obbligo del bollino Siae in Italia, sulla base della decisione della Corte di Giustizia delle Comunità Europee dell’8 novembre 2007. (per approfondire clicca qui, ndr)

In mancanza di una chiara definizione legislativa, tuttavia, è preferibile pagare i bollini e non rischiare di incorrere in illeciti. Tutto questo, però, dimostra quanto una modifica della legge sia necessaria.

 

Se non siete iscritti alla Siae, chi protegge il vostro diritto d’autore?

Gianluca:Il diritto d’autore lo dà la legge, non la Siae. La Siae si limita a gestirlo su richiesta del cittadino. Ma anziché alla Siae, puoi richiedere il deposito del diritto d’autore ad altri enti. Anzi, è lo Stato stesso a mettere a disposizione un sistema alternativo. Basta depositare la propria opera a uno degli enti certificatori accreditati presso il Centro nazionale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione (Cnipa), utilizzando la firma digitale qualificata e la marcatura temporale.

 

Insomma, il sistema discografico non vi aiuta, ma in fondo non vi vincola?

Emanuele: Non vincola, ma pesa. I bollini sono un costo.

Gianluca:Inoltre, non essere iscritto alla Siae ha degli svantaggi. Non tanto il fatto di non riscuotere le royalties, con cui ci guadagnano solo gli artisti al top delle classifiche di vendita. Più grave è che senza iscrizione Siae non hai le condizioni per firmare un contratto discografico, perché nella prassi contrattuale discografica si usa inserire l’obbligo dell’autore di iscriversi in Siae per permettere al discografico di acquisire la licenza per la stampa e la distribuzione dell’opera solamente alla Siae. Ma per quello che è il sistema discografico oggi, non consiglierei ad alcun artista underground di iscriversi alla Siae.

 

State dicendo che non accettereste un contratto con un’etichetta?

Gianluca:I Rein hanno ricevuto negli anni diverse offerte, ma l’analisi delle condizioni ci ha fatto desistere. Vedi, prima un produttore girava nei locali underground, scopriva un artista, lo metteva sotto contratto, lo faceva registrare, lo promuoveva e lo accompagnava per tutta la vita. C'era un reciproco rapporto di fiducia. Ora ti prendono, ti creano un personaggio, lo usano per un po’ e poi ti abbandonano e ne costruiscono un altro.

Emanuele:C’è anche molta improvvisazione. Nascono etichette indipendenti ogni giorno, ma sono poche le persone che conoscono davvero il mestiere. Gli altri finiscono per fare offerte poco limpide o banali, proponendo un tipo di promozione che non è affatto migliore di quella che puoi farti da solo utilizzando internet. Ciò non toglie che vi siano ancora oggi produttori molto capaci, che fanno il loro lavoro con passione e onestà. Fortunatamente questo accade ancora, sia tra le Major che tra le piccole etichette indipendenti.

 

Ci sono occasioni in cui avete sbattuto la testa?

Gianluca: No. Ma abbiamo visto sbatterla.

 

Cosa volete cambiare della legge?

Gianluca:La legge 633 ha un buon impianto, ma va modificata in alcune sue articolazioni che danno mandato unico alla Siae per l’amministrazione collettiva delle opere e dei diritti d’autore.

Si potrebbe pensare, ad esempio, di introdurre un diritto di sospensione sul copyright attraverso un’autocertificazione. È la stessa legge 633 a dare il potere di gestire la mia opera come voglio, in base art.12, capo III: “L’autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l’opera. Ha altresì il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo, originale o derivato, nei limiti fissati da questa legge, ed in particolare con l’esercizio dei diritti esclusivi indicati negli articoli seguenti”. Ricordiamoci che l’opera è di chi la fa, non della Siae. E che il diritto è garantito dallo Stato, non dalla Siae, che è solo un ente a cui io mi rivolgo per amministrarlo.

Vorremmo che fossero introdotte nel testo di legge e nei regolamenti della Siae le licenze copyleft e che venisse tolta alla Siae l’esclusiva unica sulla mediazione con radio, locali, musica dal vivo e royalties del diritto d’autore. Nonché l’esclusiva per il rilascio delle licenze.

Chiediamo la fine dell’obbligo di vidimazione con bollino delle opere di autori non iscritti o l’accorpamento del bollino con il pagamento delle roylaties. Oggi un artista non iscritto deve pagare il bollino, ma non percepisce le royalties. In questo modo, quel che paga finisce nelle casse Siae e viene spartito tra gli iscritti. In pratica, tu paghi per non avere alcun servizio e gli altri si spartiscono i tuoi soldi.

Credo sarebbe anche interessante legalizzare il peer to peer, scavalcando il sistema di divisione forfettaria dei ricavi. Si potrebbe pensare, ad esempio, di far pagare una mini tassa di iscrizione ai provider. Una tassa preventiva, come già avviene per i cd vergine. Istituire quindi una banca dati mondiale delle fonti per registrare i download e ripartire gli introiti in base alle quote di download.

Continuare a criminalizzare il peer to peer è un atteggiamento piuttosto miope. Criminale non è chi scarica musica, è chi fa pagare un cd 25 euro.

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Commenti: 11
  • #1

    Jan (giovedì, 19 luglio 2012 09:54)

    good post

  • #2

    vito (martedì, 25 dicembre 2012 10:30)

    bisogna avere licenza per vendere con jimdo gratis?

  • #3

    renzo (mercoledì, 14 agosto 2013 11:09)

    salve vorrei essere contattato e' possibile?

  • #4

    Alessandro Ferrante (martedì, 29 ottobre 2013 17:23)

    Gentili Giancarlo ed Emanuele,
    complimenti per la Vs iniziativa: è da lodare!
    Sono un pianista compositore. Ho ricevuto una proposta da una casa discografica del seguente tenore: costo per la promozione digitale della mia musica è di 3 mila € (di cui il 50 % a carico del sottoscritto, o del manager, che non ho); mi riconoscono il 20 % dei proventi sulla vendita del disco nel mondo, oltre i diritti d'autore. Poi mi parlano di altre spese in caso di diffusione su youtube ed eventuali incisioni (1.500 €).
    Mi è difficile accettare, dato che ho deciso di non pagare neanche più la siae (mi sono stancato di pagare ogni anno senza avere un ritorno economico). Sono un compositore sconosciuto di musica per solo piano, un genere classico contemporaneo, non commerciale. Mi piacerebbe dare un concerto e magari fare anche della beneficenza, ma tutti si offrono con la richiesta di cifre che non oso affrontare sulla base di semplici parole.
    Potete ascoltare la mia musica su www.myspace.com/alecsferrante.
    Mi piacerebbe avere un Vs parere su questa offerta, quello di persone competenti.
    Vi ringrazio in anticipo e porgo i più cordiali saluti.
    Alessandro

  • #5

    max (martedì, 08 aprile 2014 20:09)


    Ciao ragazzi !
    Vi ho scoperto da poco e sono molto interessato a produrre la mia musica con licenze libere...Creative commons, copyleft ecc....ma non sò proprio da dove e come cominciare. Potreste gentilmente darmi dei contatti materiali per sviluppare il disco che ho... magari un numero di telefono... grazie mille ! apprezzo molto quello che fate.
    A presto 1 abbraccio

  • #6

    Alberto (venerdì, 09 maggio 2014 12:52)

    Ciao ragazzi!
    E' una cosa favolosa il copyleft...anzi, direi che mi avete fatto scoprire degli aspetti a me sconosciuti sul fatto SIAE. Menomale che ho letto in tempo questo articolo, perchè a breve avrei intenzione di depositare le mie canzoni su spartito quantomeno (alcune complete ed altre no) per un'eventuale futura pubblicazione di un mio album. Potrei avere qualche contatto diretto così magari vi riesco anche a contattare direttamente?

    Grazie 1000

  • #7

    ADRIANO D'AURIA (sabato, 05 luglio 2014 18:00)

    Salve,
    sono Adriano da Frosinone, un autore compositore che collabora già con alcuni interpreti emergenti.
    Siccome vorrei realizzare un progetto musicale valido a costi bassi, vorrei conoscere meglio il vostro servizio, costi e dettagli di una eventuale collaborazione con voi.
    Grazie
    Cordiali saluti
    Adriano
    dauria.adriano@gmail.com

  • #8

    Natalia (domenica, 14 settembre 2014 22:01)

    Salve. Grazie per le info. Mi potrete dare alcuni info riguardo un EP che sarà auto prodotto. Mail: naty.coly@yahoo.com
    Grazie

  • #9

    Michele (sabato, 08 novembre 2014 19:44)

    Ciao sono un ex iscritto siae, da quest'anno mi hanno cancellato per morosità...ora vorrei pubblicare un singolo, posso avere delle info in merito. Grazie la mia email : mikimaggio@fastwebnet.it

  • #10

    ettore stefanoni (domenica, 30 novembre 2014 10:20)

    e io cosa devo fare adesso? lhre@email.it

  • #11

    Orlando Li Mandri (giovedì, 15 ottobre 2015 20:10)

    Salve ragazzi. Un progetto davvero interessante, complimenti!
    Io sono un musicista di vari strumenti, e produco anche musica elettronica, e sono anni che sogno di creare una piccola etichetta indipendente, che scelga piccole release, ma ben strutturate e di qualità, cosa che la maggior parte delle digital label di musica elettronica invece non fanno, visto che il business è "più musica carico, più business faccio".

    Stò cercando di capire come aprire quest'etichetta, e credo di poterci riuscire usando le creative commons.
    L'idea è di fare contratti nei quali l'artista mi autorizza a mettere le sue traccie sotto licenza CC e di venderle per lui su CD. Ovviamente per vendere CD sò bene che almeno il bollo SIAE ci vuole, ma mi chiedo... viaggio su via legale o sono fuori dalla legge? Grazie mille in anticipo
    Questa è la mia e-mail: kidragh@hotmail.it