Eua: folk/punk/swing che conquista con una risata, ma fa scendere anche una lacrima

Raccontano le storie di tutti i giorni, tra panini alla festa del paese e le infinite code in autostrada. I luoghi comuni con cui si etichettano gli altri e i problemi dell’amore. La nostalgia per un’innocenza che sembra perduta e la speranza di poterla ritrovare. Un atto eroico dietro il quale può anche nascondersi un po’ di ego, ma ciò non toglie che con il loro album di esordio, Eua eua et voilà, gli Eua hanno saputo amalgamare satira e romanticismo, demenzialità e malinconia, riuscendo a dare a tutto un sapore sincero e genuino. Che conquista con una risata, ma fa scendere anche una lacrima.


 La band parmigiana - capitanata da Attilio Poletti (voce solista e autore dei brani), con Ribamar alla tastiera, Max Bertoli alla chitarra elettrica e il sostegno di Luca Milazzo alla chitarra acustica – esce così allo scoperto con un lavoro che è ilfrutto di un intenso anno di attività. La loro forza sta nel saper essere demenziali senza essere stupidi, irriverenti ma mai offensivi. E anche struggenti.

Nelle 14 tracce che compongono l’album, i testi si snodano per far bella mostra di sé. Senza arroganti pretese, ma con una buona dose di ambizione. La volontà è quella di dimostrare la bellezza della natura umana più semplice e leggera. Che non significa superficiale.

Si mescola abilmente il folk e lo swing, il post rock e il punk. Si dipingono piccoli quadri domestici ed altri di surrealismo sociale. E così, se Prima e Dopo i Pasti e Canzone delle rime banali sono due piccole chicche di ironia e Speck l'assurda confessione di un vegetariano convertito agli affettati, con Addio postumo sul fiume ci si immerge in un’atmosfera struggente, che si fa ancora più dolorosa in Pian Piano la vita procede.

Quattordici tracce in cui non si giudica, però si denuncia senza mezzi termini la  desolazione moderna. Di contro, si invita a volgere lo sguardo alla bellezza delle cose più semplici. Lasciando spazio a un po’ di sana e sciocca fantasia. Ed è così che insieme ad Attilio, Max, Ribamar e Luca, trova un posto nella formazione della band anche “la generosa partecipazione del Sultano”. Chi è il Sultano? Lo spiegano gli Eua nel loro myspace. “Apparentemente un kazoo. Ma non solo. Tale parve ai primi che lo videro, i quali ben presto dovettero ricredersi. Lui è tra di noi per diffondere profondi messaggi sul pianeta... solo che non gli vengono le parole. È per questo che ha deciso di unirsi agli Eua, i quali - a suo dire – sono portatori del suo pensiero”.

Una spiegazione non proprio chiara, ma chissà che un giorno non ci venga svelato il mistero del Sultano. Forse quando avremo ritrovato un po’ di innocenza…

 

www.myspace.com/euamusic

 

Intervista ad Attilio Poletti

 

di Lucia Conti

 

Ciao, e grazie della disponibilità. La prima domanda sorge spontanea: l’ironia serve a sdrammatizzare i casini della vita e affrontarli meglio, oppure la vostra è una sprezzante satira?
Ciao, sono Attilio, autore e cantante; risponderò a nome di tutti perché gran parte del gruppo al momento è in giro per il mondo. Riguardo alla tua domanda, è noto che spesso la disperazione, oltre a fornire stimoli inimmaginabili, porta a scene talmente comiche che danno anche la forza di ricominciare. Entusiasmo per opporsi allo sfascio quotidiano, autoironia per comprendersi meglio. Satira… a tratti. In Canzone minimalista è “satira nella satira”.

 

Sul vostro myspace si legge che “il sultano” vuole conquistare il pianeta terra? Quel che non ho capito è se il kazoo ci salverà o dobbiamo sospettare anche di lui…
Il Sultano è sempre stato presentato come membro del gruppo e quando lo guardo sono abituato a pensarlo dotato di vita propria. Credo che conquisterà un mondo immaginario… è per questo che andiamo d’accordo.

 

La musica per gli Eua è intrattenimento o comunicazione?

Per me la musica è una festa, ma non può mai prescindere dalla comunicazione. Assolutamente!

 

Tra ritmi spensierati e nonsense al limite del demenziale, nel vostro album si nascondono anche numerosi quadri di amara malinconia. Perché avete scelto una commistione di brani così differenti per l’album di esordio?

Ho sempre viaggiato attraverso il bene e il male della mia coscienza, tagliuzzandoli e rimescolandoli come un gioco senza spettatori… una grossa esperienza terapeutica contro ogni sorta di stress, rimpianto, apatia, delusione; scoprendo che in tanti trovavano il gioco interessante, ho voluto rispettare la varietà di aspetti senza “lucrare” sull’uno o sull’altro.

 

Sincero e bucolico. Al di là di quanto diverse possano essere tracce come Speck o Pian Piano la vita procede, sono queste i due aggettivi con cui, nel complesso, definirei il vostro album. Sei d’accordo, vuoi contestarli o aggiungerne altri?

Sono lusingato dalla semplicità del termine “sincero” e ti ringrazio di cuore… Per quanto riguarda la natura… compagna di una vita.

 

Qual è la canzone che vi rappresenta di più tra le tracce contenute in Eua Eua et Voilà?

Io direi Addio postumo sul fiume.

 

Definite la vostra musica folk/punk/swing. Personalmente, intravedo anche una tendenza spiritual in brani come Il lago dove si specchia la luna o Addio postumo sul fiume. Quali sono i vostri punti di riferimento musicali? E quando siete voi a comporre, a che tipo di sonorità aspirate?

Il punk-folk era quello che suonavo quando strimpellavo la mia chitarrina fino a farmi sanguinare le dita… Il piano ci ha dato movenze più swing. Ci piace mescolare, s’era capito? Culturalmente siamo figli del rock, della musica d’autore ma anche senz’altro di generi viscerali come il punk e il grunge, che a livello espressivo hanno insegnato molto. Aspiriamo a una sonorità che smuova, che tocchi se il brano lo chiede, che spinga se c’è da spingere o che sia buffa se c’è da ridere.

 

C’è qualche sfizio particolare, tecnicamente parlando, che vi siete tolti durante la realizzazione dell’album?

Ascoltando fra le note si possono cogliere mille giochetti che ci hanno solleticato! Per esempio le percussioni di Mestre Marghera Borgo Panigale sono state realizzate con una serie di versacci, eccetto la cassa che altro non è se non il battere dei pugni sul petto, a mo’ di gorilla.

 

Qual è l’aspetto che vi piacerebbe gli ascoltatori riuscissero a cogliere ascoltando Eua Eua et voilà?

Che c’è ancora qualcosa da dire anche in italiano! Che ci offre infinite possibilità di fantasia e melodia. E che bisogna sempre celebrare anche la sconfitta.

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