Betty Ford Center: “Raggomitolati, rachitici e inquietanti come piccoli feti cattivi…”

Portano il nome di una nota clinica americana per la disintossicazione da alcool e droga fondata dalla ex First Lady degli Stati Uniti. Sono vincitori di cinque concorsi nazionali (tra cui l’Heineken Jammin’ Festival 2007) e hanno all'attivo due Ep (Enjoy the Rehab del 2006 e Uncool del 2008) e un full length, Poison for You, che stanno promuovendo in queste settimane con un tour in Italia ed Europa. I Betty Ford Center provengono dal Lazio e sono Lucia Conti, (voce e chitarra), Nunzio Falla (chitarra) e Tiziano Mollica (batteria e voce).

 


 

 Trasudano grunge, re-incarnano quell’umanità nichilista e in sfacelo che da Seattle esplose imbracciando le chitarre e sferrando stilettate fatte di tre accordi e urla violente e laceranti. Poison For You è, a sua volta, una miscela rabbiosa di sangue, sesso ed inviti a farsi fottere. 

Revolving Doors gli ha già dedicato il report di un concerto (che potete leggere qui ) e la recensione dell’album appena uscito (qui ). Ed ora anche un’intervista. Un bel po’ di roba. E non perché ci sia qualche losco accordo o perché la simpatica omonimia tra chi scrive e la vocalist ci renda la band particolarmente simpatica. Li intervistiamo perché i Betty Ford Center sono una band che attrae, ma al contempo lascia dei dubbi. Sulla loro musica, sulla loro immagine e, in senso più ampio, sulla riproposizione di un genere che è stato il simbolo degli anni ’90 ma che in qualche modo lì si è fermato.

 

Vediamo, allora, di capire qualcosa di più attraverso questa intervista a Lucia Conti, realizzata per posta elettronica dal momento che la band è ancora in giro per l’Europa a presentare Poison for You. L’impossibilità di interloquire non ha permesso di porre altre domande sulla base delle risposte ricevute. Ma chissà che non vi siano future occasioni…

 

di Lucia Conti

 

Ciao Lucia, e grazie della tua disponibilità. Un album, un videoclip ben curato, date in Italia e in Europa. Sembra essere il vostro momento. Come è stato arrivarci e cosa vi aspettate adesso?

Arrivarci è semplicemente capitato… ma non è stato semplice, se mi passi il gioco di parole! Diamo in pasto alla band la nostra stessa carne e questo vuol dire che abbiamo suonato con passione viscerale e lavorato sodo per dare modo alle persone di conoscerci. Poi le reazioni sono state (e sono) molto positive e per questo non finiremo mai di ringraziare chiunque ci abbia messo nelle condizioni di trasformare la musica nella nostra vita. È questo che siamo ed è l’unica cosa che possiamo essere. La strada da fare è ancora molta e forse non c’è una vera e propria fine, ma siamo felici.

 

Cosa offrono i Betty Ford Center rispetto a quanto non sia già stato detto e fatto dai gruppi della scena americana, in particolare quelli con una forte presenza femminile, quali Hole, L7…?

Parto dal fondo. Perché questa domanda normalmente si rivolge solo a gruppi che a ragione o a torto si ritengono influenzati dal foxcore o dagli anni Novanta e non ai REPLICANTI dei Sonic Youth, dei Blonde Redhead, di Johnny Cash, degli anni Sessanta, degli Yeah Yeah Yeahs o dei QOTSA? E cosa vi hanno fatto le presenze femminili “forti”? Vi piacciono così tanto le faccette appese delle indiebambolette da auspicare un mondo in cui non ci si debba sorbire altro che i loro miagolii e la loro arietta dimessa?

Detto questo non ritengo i Betty un gruppo nato per continuare un discorso aperto da altri. Abbiamo un nostro linguaggio e quello può piacere o non piacere, ovvio.

 

Non temete di apparire conformisti dell’anticonformismo? Ha ancora senso, visto che la storia va avanti, continuare a portare avanti istanze passate?

Temo di non afferrare bene la natura di queste supposte “istanze” superate dalla storia… Rispondendo alla domanda iniziale posso dire che viviamo ogni manifestazione della nostra musica e della nostra vita come una naturale espressione di quello che siamo. E quello che siamo è l’unica cosa a cui siamo conformi. Ci rivolgiamo a chiunque ci voglia ascoltare. E parliamo di noi. O di cose che per noi contano.

 

Rabbia, droga, sesso, fuck, cunt, whore and ass… In italiano i vostri rischierebbero di suonare piuttosto poveri. Come vi accostate ai testi e che messaggio dovrebbe leggervi chi vi ascolta?

Le parole non sono e non devono essere eleganti (e neanche noi…). Le parole hanno una funzione e i testi dei Betty Ford Center descrivono alla perfezione il mood in cui sono raggomitolati, rachitici e inquietanti come piccoli feti cattivi…. Psychovicious parla della sindrome di Stoccolma, Anna Nicole di un sogno “bagnato”, Poison for You di come la dipendenza da un altro essere umano possa essere più forte e letale di ogni altra droga, Kaminski di schizofrenia… le nostre esperienze sono state violente, secche e urticanti. Le abbiamo urlate in un microfono. Molte frasi sono reiterate perché la compulsione è stata a lungo una componente del nostro disagio (e in parte anche perché la ripetizione delle parole “scava” nelle orecchie con un’efficacia speciale… scuola Cobain…). Non potevamo metterci a rimare in “dolce stil novo” o far finta di essere altro per compiacere chi si sente disturbato dai nostri eccessi, né tantomeno scimmiottare una posa intellettualoide o seminare citazioni di Ginsberg o Majakovskij per evocare una presunta profondità. Verità è bellezza, sempre. Quanto ai messaggi, come diceva Lucio Battisti… “quelli li porta il postino”!

 

Uso della lingua inglese, sound americano, una canzone contro Paris Hilton…perché siete così distaccati dalla realtà italiana? Non credete che l’Italia meriti una “sua arte” invece di continuare ad ingoiare musica straniera e vedere i nostri artisti cercare di apparire “stranieri”?

Perché la realtà italiana è così distaccata dal mondo? Perché gli italiani sono gli unici in Europa a non saper parlare correntemente l’inglese e a non fare nulla per colmare questa lacuna? Perché l’Italia ancora pensa che esistano dei confini geografici in un mondo in cui le distanze non hanno più alcun senso e le contaminazioni sono globali? Perché nessuno chiede mai a un cantante finlandese, tedesco, olandese o belga che canti in inglese perché non canta nella sua lingua? Perché ci facciamo forti di una nostra debolezza, felici di sguazzare nel provincialismo e in una sorta di squallido medioevo protezionista? Perché siamo sempre vittime di una retorica nazionalista che in realtà nasconde la nostra più che motivata paura del confronto? Quanto a Paris Hilton è un elemento che ha un impatto MONDIALE sulla cultura (o dovrei meglio dire incultura…) , quindi mi sembra veramente assurdo ritenere che avremmo dovuto scegliere per il nostro brano il suo presunto “equivalente nostrano”. E magari gli italiani avessero “ingoiato” sul serio più musica “straniera”… non saremmo quel triste terzo mondo involuto che siamo. And that is that.

 

La vostra musica è destinata per lo più ad un target molto giovane. Voi avete già 30 anni. Non temete che quel che fate potrebbe smettere di appartenervi nel giro di qualche anno?

Veramente un elemento di anni ne ha 23 e gli altri due i trenta li hanno già superati. A parte questa precisazione questa domanda la farei più a Zac Efron che ai Betty Ford Center.

 

Musicalmente una ricetta come la vostra quali possibilità ha di evolvere?

Questa domanda la farei alla Pausini più che ai Betty Ford Center.

 

Sul palco dell’Init, il 13 marzo, mi aspettavo tre musicisti tormentati e maledetti, invece eravate sereni ed anche emozionati. Se non siete poi così cattivi, perché amate farvi ritrarre con boccette di alcol e farmaci, esibire copertine con donne sanguinanti? Non mi sembra un buon “modello” da mostrare…

Il fatto di avere o aver avuto dei problemi non ci rende automaticamente dei maleducati. La simulazione perenne dell’ostilità e la recita della cattiveria gratuita, per esempio, è una delle cose che più ci infastidiscono della punkattitude “classica”. Non abbiamo bisogno di trattare male la gente a priori perché non abbiamo nulla contro la gente, a priori. Possiamo essere dolci. E siamo gentili. E anche estremamente educati. Ma siamo anche sporchi e violenti. E possiamo essere spietati. E siamo borderline. E non abbiamo maschere. Siamo tutto. I nostri amici sotto palco ci sono sempre stati... forse vedere il resto della folla ci ha preso alla gola. Eravamo davvero emozionati. E ringraziamo tutti quelli che c’erano... ci hanno regalato un’emozione unica. Infine i Betty non sono affatto dei buoni “modelli”. Tiz e Lucia sono troppo bassi. Nunzio avrebbe anche il fisico, ma è troppo timido.

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