Amor Four: le colpe dei padri ricadono sui figli...e sulla loro musica

Un tappeto sonoro delicato e suadente, che guarda al passato per fare i conti col presente. Con una generazione di trentenni nati dalle prime madri che presero la pillola per non averli e che dovettero andare a lavorare per mantenerli. Una generazione che maternità senza matrimonio e divorzi hanno reso spesso orfana dalla nascita, disillusa da decenni di promesse non mantenute, che di cambiamento e trasformazioni sembra non avere più voglia. E che imperterrita si specchia ripetutamente, dolcemente, sempre e solo in sé. La storia degli Amor Fou non è molto più semplice. Si sono fatti strada in un continuo gioco di rimandi fra diverse sensibilità iniziato all’incirca 4 anni fa, dall’incontro fra Alessandro Raina (aka Casador, ex voce dei Giardini di Mirò) e Leziero Rescigno (Soul Mio, La Crus).


 

 Singoli caratteri e forti esperienze, che nell’alchimia con Cesare Malfatti (La Crus, The Dining Rooms) e Luca Saporiti (Lagash) diedero vita, nel 2007, a La Stagione del Cannibale, acclamato album di esordio in cui, attraverso la storia di amore e odio tra una coppia di ex amanti, si attraversano quarant’anni di cronaca italiana, fra pop, rock, elettronica e canzone impegnata.

 

A due anni di distanza il punto di vista resta saldo, ma lo raccontano artisti diversi e, di conseguenza, lo fanno in modo diverso. Non c’è più un elettronica di fondo a reggere le trame, ma c’è ancora quel raffinato cantautorato italiano, con incursioni melodiche e un po’ retrò, che sfogliando un album di vecchie foto, racconta le storie dei nostri tempi e della nostra Italia.

La direzione verso cui volgere lo sguardo è ancora quella indicata da Alessandro Raina (voce e chitarra) e Leziero Rescigno (batteria, percussioni, piano, organi) ma i compagni di strada sono cambiati, con l’ingresso a pieno titolo di Giuliano Dottori (basso, chitarra e organo) e l’assenza di Cesare Malfatti e Luca Saporiti, impegnati già da tempo in altri progetti.

Ed è così che gli Amor Fou si ripresentano oggi, con un singolo di lancio Filemone e Bauci, scaricabile gratuitamente dal loro myspace e anticipazione dell’Ep in uscita a giugno, correlato dall’omonimo racconto scritto da Alessandro.

 

Il titolo si ispira alle Metamorfosi di Ovidio, in cui si racconta che Zeus ed Ermes, vagando attraverso la Frigia con sembianze umane, bussarono invano a mille porte. Una sola casa offrì asilo. Qui vivevano Filemone e Bauci, che invecchiavano insieme sopportando la povertà, resa più dolce e più leggera dal loro legame. Il dio si offrì di esaudire qualunque loro desiderio. Filemone e Bauci chiesero solo di poter morire insieme e Zeus li trasformò in una quercia e un tiglio uniti per il tronco.
Ma nella canzone non c’è alcuna voglia di celebrare una storia leggendaria e un grande amore. C'è la resa dei conti di due trentenni qualunque, per cui una storia d'amore non sembra avere ormai quasi più nulla di sacro.

In attesa della pubblicazione di un nuovo LP, oltre al singolo regalato al mondo, gli Amor Fou hanno offerto un alla stampa un assaggio più ampio dell’Ep in uscita, che contiene altri due brani: Il Ticinese e la cover di, L’Ultima Occasione, brano di Jimmy Fontana reso celebre da Mina. E se in Filemone e Bauci il senso melodico di Battisti si fonde con un arrangiamento che rimanda a Battiato, Il Ticinese accentua la dimensione del canto di protesta, complice un coro popolano e drammatico. Poche parole che lasciano alla musica la forza comunicatrice. E poi la ben riuscita cover di L’Ultima Occasione, trasportata da un pianoforte dilatato e finemente modellato sulla voce di Alessandro.

 

Un assaggio di delicata e amara raffinatezza che sembra avere tutta la forza ispiratrice per svilupparsi presto in un nuovo, completo lavoro firmato Amor Fou.

 

www.myspace.com/amorfou
http://amorfou.blogspot.com

 

Intervista ad Alessandro Raina

 

di Lucia Conti

 

Ciao Alessandro e grazie per la disponibilità. Ognuno di voi ha un bagaglio di esperienze alle spalle, numerose ed importanti collaborazioni. Ma il marchio Amor Fou ha un solo precedente Lp, La Stagione del Cannibale. A distanza di due anni arriva un nuovo album e anche una nuova formazione. La domanda è: gli Amor Fou sono una band o sono un progetto in cui di volta in volta idee comuni ispirano la nascita di sinergie artistiche?

Gli Amor Fou sono un progetto nato da una visione comune del fare musica che mi ha unito a Leziero, e che si alimenta attraverso una sensibilità molto affine riguardo alla cultura in tutte le sue forme ma anche soprattutto a una certa filosofia di vita, e ai valori che la rendono tale. Diventiamo una band quando si tratta di trasformare in dischi una serie di idee ed è richiesta la sinergia con musicisti che condividano il nostro percorso. Ovviamente è nostro auspicio che queste persone si sentano parte integrante del nostro progetto, come è stato nel caso di Giuliano Dottori, che ora è un componente effettivo della band.

 

Il nuovo Ep mantiene rispetto al precedente parte del suono elettrico, ma non quello elettronico. È una scelta voluta o derivante dal cambio di formazione?

Nel nuovo ep l’elettronica è totalmente assente e il sound ha una matrice decisamente acustica. È tutto suonato e arrangiato senza il ricorso ad alcuna programmazione, e ciò fa parte di una precisa volontà di messa a fuoco di un suono più autentico e affine all’immaginario di Amor Fou. Non è detto che l’elettronica venga messa da parte in modo definitivo, ma se tornerà a farsi luce avrà un ruolo molto marginale. La dimensione elettrica sarà invece molto presente, in una chiave che penso stupirà molto chi ci associa al sound del primo disco.

 

Permane, invece, una malinconia di fondo nei testi. La bellezza della vita è racchiusa anche in questa forma di sofferenza (e insofferenza), oppure è la costatazione di una società che non offre nulla di bello da raccontare?

Se si ha un buon rapporto con la propria malinconia tradurre certe sensazioni in parole e musica in una chiave struggente diventa quasi scontato ed è bene che un autore rifletta su questa dinamica per evitare di cadere nel manierismo del piagnisteo intellettuale. La società italiana offre molto da raccontare, il bello, per come lo concepiamo, lo vediamo allontanarsi in un passato sempre più a rischio di rimozione ed è per questo che attraverso la nostra musica cerchiamo di creare una continuità temporale. Con questo ep e con i futuri lavori ci confronteremo pienamente con l’attualità.

 

Perché avete scelto la storia di Filemone e Bauci? Una storia che parla di amore, di mitologia, sacralità ed eternità. Elementi che un po’ si ritrovano nel racconto che accompagna l’album, tuttavia molto più amaro del mito. La canzone, sia nel testo che nei suoni, sembra ancora più legata alla perdita dell’innocenza e alle disillusioni di oggi come conseguenza degli errori del passato. Ci sono riferimenti alle lotte sociali, accenni politici e vizi storici (“la nostra modernissima versione di un rancore borghese”). La sensazione è che si voglia in realtà affermare che Filomene e Bauci oggi non possono più esistere. È così? E se esistono, chi sono?

Sicuramente c’è un sottofondo provocatorio nel dedicare un ep e una canzone ad una coppia che è il simbolo della coniugalità. La crisi della coppia è sotto gli occhi di tutti, e si traduce nel tracollo delle unioni finalizzate alla costruzione di una stabilità, di una continuità. Le cause sono molte e ben note e credo che la società italiana ne pagherà conseguenze amarissime, sia individuali che collettive, sottoforma di quella ‘solitudine di branco’ che ormai pervade e corrompe la nostra quotidianità.

 

Il racconto nasce con l’album o ha una vita indipendente?

Il racconto prende vita da un vecchio canovaccio rimasto senza soluzione. Una volta scritto il testo della canzone mi sono reso conto che si trattava della stessa storia ed era quindi il momento giusto per riprendere in mano il racconto e completarlo.

 

C’è una ragione particolare per la quale avete scelto di inserire nell’Ep la cover di L’Ultima Occasione?

Era la canzone che avevamo scelto di interpretare live a Scalo 76 ma che all’ultimo secondo fu bocciata dai vertici della trasmissione sostituita in fretta e furia con ‘Città vuota’ che arrangiammo e imparammo il giorno prima della diretta. Quella versione ci rappresentava molto e abbiamo deciso di rispolverarla. Poi ha un testo incredibilmente attuale e coraggioso.

 

Sul vostro myspace c’è un video che vi riprende mentre suonate su una panchina, in un giardino qualsiasi. La tecnologia di internet per una circostanza così poco tecnologica, la Rete contro il contatto con la piazza. Cosa ne pensate delle vetrine tipo youtube, myspace e della comunicazione dell’arte attraverso internet?

Tutto cambia molto in fretta. Troppo, probabilmente. Se mi avessi fatto questa domanda un anno fa ti avrei elencato pregi e difetti di myspace che oggi è una specie di cimitero di elefanti, efficace e giustificato solo per quei progetti che hanno una reale visibilità e un’attività periodica. Ovviamente tutto ciò è dovuto all’esplosione compulsava di facebook, che ha dimostrato quanto l’unico interesse di milioni di utenti non fosse relazionarsi ad artisti o fan, ma flirtare e possibilmente fare sesso nel minor tempo possibile.

You Tube, dal punto di vista di un artista, resta una piattaforma interessante in presenza di un immaginario originale e della capacità di tradurlo in video. Per il resto è una grande pattumiera di trash e cattivo gusto, che rispecchia perfettamente le abitudini e la cultura di chi lo utilizza.

 

Il primo singolo estratto dal nuovo album è in download gratuito. Perché?

Non avendo ancora una data precisa in merito all’uscita nuovo lp ci sembrava doveroso regalare al nostro pubblico del materiale nuovo, che rispecchiasse i tanti cambiamenti avvenuti all’interno del progetto, che riguardano l’organico, lo stile, l’attitudine e molto altro. La distribuzione gratuita è ovviamente in linea con le tendenze del mercato di cui facciamo parte.

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Commenti: 1
  • #1

    Jožo (martedì, 17 luglio 2012 22:28)

    Nice post dude